Social Network: “così le app come Facebook e Twitter vi tengono incollati allo smartphone”

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Tristan Harris, ex dipendente Google, svela i segreti e le strategie che operano dietro le app di social network. Gli sviluppatori “hackerarano” i cervelli degli utenti e li ubriacano a colpi di like, tweet e condivisioni.

Nell’epoca di Facebook, Instagram e Twitter, ogni utente passa almeno due ore al giorno incollato sullo schermo del proprio smartphone. Poco importa se per motivi di lavoro o per semplice svago, fatto sta che non riusciamo più a separarci dal nostro iPhone. Gli italiani che navigano su internet sono 35,5 milioni, 26 dei quali utilizzano regolarmente i social network. Una piacevole abitudine che col passare del tempo è divenuta una vera e propria ossessione. Secondo Tristan Harris, ex dipendente Google, la colpa sarebbe da ricercare nei vertici delle aziende: un esercito di psicologi, psichiatri, ingeneri, e analisti senza scrupoli, metterebbe in atto diverse strategie per “hackerare” il cervello degli utenti. La stessa procedura utilizzata dai casinò per stimolare i giocatori d’azzardo ad effettuare “l’ultima puntata”. Quante volte, nonostante le mille pagine da studiare e un esame sempre più vicino, vi è capitato di non riuscire a staccare gli occhi da Facebook? Probabilmente le stesse in cui un giocatore d’azzardo si è trovato a ripetere: “questa è l’ultima volta che entro in un casinò. Giuro”.

“Ogni volta che controllo il mio telefono sto di fatto giocando alla slot machine chiedendomi che cosa troverò di nuovo. – spiega Harris ai microfoni di CBS News È il modo di instillare nelle menti degli utenti un’abitudine. È come tirare la leva della slot machine: ogni tanto ottengono una bella ricompensa, così continuano a tirarla”. La stessa tecnica, secondo l’ingegnere, è utilizzata dai social network per cercare di mantenere attivi tutti gli utenti. Insomma, una sorta di gamification virtuale, solo che al posto del jackpot ci sono like e condivisioni, l’adrenalina del “bonus” viene sostituita dalla reazione dei nostri amici virtuali, e il suono della notifica rimpiazza il rumore dei soldi che scendono dalla slot.

Il numero di iterazioni, infatti, nasconde anch’esso dei piccoli premi. “Mi piace”, “retweet” e “commenti” galvanizzano gli utenti (anche quelli meno accaniti), spingendoli a implementare il loro tempo di navigazione sui social. Un approccio basato su una sorta di “sistemi di ricompense” che variano da una piattaforma all’altra: su Facebook il numero di “like”, su Instagram e Twitter quello dei “follower”.  “Ci si dovrebbe chiedere se queste funzioni sono progettato per aiutare le persone a vivere la propria vita, – conclude Harris – o se sono progettate per portare le persone ad utilizzare sempre più spesso il prodotto”.

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