Lazio: Simone Inzaghi e quel premio che zittisce gli scettici

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“Per aver guidato con personalità e intelligenza la Lazio, conferendole una precisa identità tattica, un gioco vincente e uno spirito di gruppo encomiabile. Simone Inzaghi si è rivelato quest’anno un autentico leader delle panchine”.

Una frase, una nota di merito, un premio, quello di “Allenatore dell’anno”, che il tecnico biancoceleste non dimenticherà facilmente. Che gli rende onore e che lo rende sicuramente orgoglioso.

Soprattutto, perché l’ex calciatore campione d’Italia con la Lazio nel 2000, ha dovuto “combattere” contro tutti. Nemici sì, ma anche amici che non credevano in lui. A cominciare da quel duro comunicato estivo della Curva Nord, che poi ha ammesso di aver sbagliato e di essersi, come del resto tutti i tifosi, fatta prendere dallo sconforto per la vicenda Bielsa. Che, col senno di poi, è stato davvero una fortuna sia finita così. La stessa curva che ha sostenuto ad oltranza la squadra per tutto l’arco della stagione. Per proseguire, poi, con gli attacchi dei media, con lo sminuire sempre e costantemente il lavoro, di Inzaghi e dei calciatori biancocelesti.

Questo premio è la sua vittoria, anche se sul campo, o meglio, sulla panchina, deve ancora portare a termine la sua missione: riportare la Lazio in Europa e provare a battere una Juventus mostruosa che vuole centrare il triplete.

Ma intanto tutti gli scettici si sono ricreduti nei confronti di “Inzaghino” che, se da giocatore ha sempre “subito” la notorietà del fratello, da allenatore ha superato Pippo (che comunque ha riportato il Venezia in Serie B).

Quasi 20 anni di Lazio, d’altronde, non sono un caso. Come non è un caso che Simone Inzaghi abbia questa squadra nel cuore.

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