Bar, ristoranti, pizzerie e trattorie: dietro c’è (quasi) sempre la mafia

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Roma, Napoli, Milano, Torino. Ristoranti, locali, bar, bistrot. 5000 in tutto. Più 30.000 terreni agricoli. Sono gli ingredienti del giro d’affari della mafia che conta circa 22 miliardi di euro l’anno.

La mafia è riuscita a infiltrarsi nel tessuto sano della società mettendo radici in uno dei settori economici più strategici: il cibo. Un mercato che, come riporta La Stampa non conosce flessioni.

Per questo non solo bar e ristoranti sono finiti nel mirino delle cosche ma tutto il settore agroalimentare, partendo dal terreno, passando per i trasporti e la logistica, per finire con i locali e i prodotti che si portano in tavola quotidianamente.

Si passa dall’olio extravergine di oliva di Matteo Messina Denaro alle mozzarelle di bufala del figlio di “Sandokan” del clan dei Casalesi, dalle arance Piromalli sino al controllo del mercato della carne e del settore ortofrutticolo da parte della famiglia Riina.

Bar, ristoranti e trattorie rappresentano una copertura ideale per riciclare i proventi delle attività illecite, ed è questo un altro dei principali motivi delle numerose infiltrazioni criminali nel settore della ristorazione, soprattutto nelle grandi città.

A Torino, fino ad alcuni anni fa, il Bar Italia era il luogo dove si riunivano i massimi esponenti di Cosa nostra; qui venivano trattati affari e predisposti piani di azione, come denuncia il pubblico ministero Roberto Sparagna.

E nel 2011, la Dia di Torino sequestrò una pizzeria in odor di mafia, “Regina Margherita”, dove venivano riciclati i proventi illeciti del clan camorristico Potenza-Iorio.

Mentre risulta segnalata negli atti processuali la pizzeria Il Picchio, protetta dalla ‘ndrangheta, e dove, si legge, il titolare si avvaleva di due protettori dei clan per farsi le proprie ragioni, arrivando in un’occasione a malmenare un cliente.
A Milano, invece, è stata Ilda Boccassini e denunciare come molti giovani rampolli di Cosa Nostra scegliessero di laurearsi in farmacia, a dimostrazione che il diffondersi delle organizzazioni mafiose non tralascia alcun settore, da sempre.

Sempre a Milano, pochi anni fa, venne sequestra la pizzeria biologica “Solaire” di Vincenzo Falzetta, detto “il banana”, mentre solo alcuni giorni fa la Dia di Napoli ha scoperto nella pizzeria “Donna Sophia” giri di affari milionari di dubbia legalità.
Terreni, ville, quote di società che controllano bar e pizzerie, oltre ad alcuni tra i più rinomati ristoranti di Roma, quali il Varsi Bistrot, il Frankie’s Grill, l’Augustea, la Scuderia e la Piazzetta del Quirinale, tutti sotto sequestro ad opera della Guardia di Finanza.

Un tesoro da 10 milioni di euro, nelle disponibilità di Francesco Varsi, imprenditore campano nel campo della ristorazione che grazie ad un complesso sistema di società schermo, riusciva ad occultare e riciclare ingenti patrimoni molto distanti dai reali guadagni dei locali posseduti.

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