Casa Montecarlo: Paglia al Tempo “Fini, più mascalzone che coglione”

“Altro che coglione, deve considerarsi un mascalzone”: il quotidiano Il Tempo per la campagna “Fini ridai indietro i soldi della casa di Montecarlo” ha scelto di dar voce a chi, come Guido Paglia, direttore de L’Ultima Ribattuta, ha avuto modo di conoscere da vicino il clan dei Tulliani.

L’incontro ravvicinato, racconta Paglia, avvenne quando ricopriva il ruolo di direttore delle Relazioni esterne Rai ed ebbe la “sventura” di ricevere, per conto di Fini, Giancarlo Tulliani. “Da quel momento – ha dichiarato al Tempo – sono stato messo all’indice: perché non ho eseguito le disposizioni dell’allora presidente della Camera in favore di suo cognato”.

Ma a destare sospetti su una vicenda piena di ombre come quella della casa di Montecarlo, sono anche altri soggetti che potrebbero dare un impulso decisivo alla vicenda e invece ancora non sono intervenuti: “Ho letto delle dichiarazioni un po’ troppe “paludate” – ha accusato Paglia – da parte di alcuni ex esponenti di An che evidentemente non riescono ancora a recidere il cordone ombelicale che li lega a Fini”. Inoltre, secondo il direttore dell’Ultima Ribattuta, ci sono poi “gli assenti”, ovvero quelli che in passato sono stati feroci con Fini e che adesso, per motivi di varia contingenza, fanno finta di nulla.

Ma a giocarsi la propria credibilità e il proprio futuro, su questa storia della casa di Montecarlo, è anche la Fondazione di An “della quale – racconta Paglia – io faccio parte. Orgogliosamente ne faccio parte, perché non appartengo alla schiera dei pentiti o dei trasmigrati”.

Proprio la Fondazione, però, in questo momento non si può costituire parte civile. “Mi sarei aspettato però che, davanti a risultati così sconvolgenti e dopo tutte le balle che Fini ha raccontato, ci fosse stata una presa di distanza forte da parte della Fondazione. Questo non è avvenuto”.

Il motivo? È molto semplice: nel Cda della Fondazione An ci sono i finiani, “Persone che sono state designate da lui: cane non morde cane. C’è un evidente conflitto di interessi”.

Altro che raggirato da Tulliani, dunque: l’ex presidente della Camera è uno che – secondo altri episodi raccontati da Paglia oggi sul Tempo – si è fatto i suoi calcoli. Per questo, più che “coglione” come ha provato a definirsi di fronte agli ex militanti di An, “Gianfranco Fini deve essere considerato un mascalzone”.

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Un Commento

  1. giuseppe said:

    Tutti in galera. Questa sarebbe la loro meta naturale. Fini coerente erede della dinastia del missismo conservatore e reazionario spacciatore di pseudo fascismo e sputtanatore del vero Fascismo, quello repubblicano e socializzatore lontano mille miglia da tutta la porcilaia destrista.

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