25 aprile: gli antifascisti si accusano (tra di loro) di fascismo

anpi liberazione

Come si dice a Roma, se la sono cantata e ballata da soli. Il riferimento è dato dalle polemiche che ieri, festa della liberazione, si sono scatenate sulla partecipazione di ebrei e filo-palestinesi ai cortei di Roma e Milano che dovevano celebrare il 72° anniversario dalla liberazione dell’”invasore tedesco” e si sono, invece, trasformate in manifestazioni dove gli ebrei e i filo-palestinesi si sono reciprocamente scambiati accuse di fascismo.

A Roma la comunità ebraica non ha partecipato al corteo ufficiale organizzato annualmente dall’Anpi e che si è concluso come sempre a porta san Paolo con tanto di contestazione alla sindaca Raggi che è stata accolta al grido di “buffona” ma che ha continuato imperterrita il suo intervento fino alla fine. La sindaca aveva anche partecipato alla manifestazione organizzata dalla comunità ebraica per ricordare che alla liberazione aveva partecipato anche la brigata ebraica e, forse, per questo motivo gli ultras della sinistra che tifano per la Palestina non hanno perdonato alla Raggi questa sua scelta. A Milano si è andati oltre facendo temere anche il peggio quando un gruppo di attivisti filo palestinesi ha cominciato ad urlare contro la componente ebraica che stava sfilando con lo striscione della brigata ebraica. Si sono levati cori di “fascisti, fascisti” e di “fuori i sionisti” e ancora “imperialisti, assasini, guerrafondai, vergogna” tutti epiteti indirizzati contro la delegazione ebraica che, però, non ha raccolto le provocazioni e non ha reagito riuscendo ad arrivare a piazza del Duomo senza incidenti.

Insomma la storica unità antifascista ormai mostra tutti i suoi pesanti 72 anni e come tutti i vecchi che non vengono curati riesce a malapena a stare sulle sue gambe ma non più di tanto. Queste proteste sono rimbalzate sui social in modo pesante e hanno aperto un dibattito che mette in luce tutta l’inutilità di voler a tutti i costi mantenere una data, come il 25 aprile, nella forma attuale della divisione invece di trasformarla in una festa per la pacificazione nazionale. Purtroppo la storia la scrivono i vincitori e poco si è parlato degli scempi attuati dai partigiani comunisti che sterminarono molti partigiani non comunisti come avvenne a Porzus 17 partigiani della brigata Osoppo composta da cattolici azionisti e socialisti furono massacrati da partigiani comunisti della brigata Garibaldi. Quella, come tante altri stragi, voleva solo affermare la supremazia del mondo comunista nella lotta di liberazione ma oggi, ancora una volta, dimostra che quel periodo o viene storicizzato e pacificato oppure rimane quell’elemento di divisione del nostro popolo che vede nel 25 aprile non una liberazione ma solo una festa dell’odio civile che l’Italia non si è ancora lasciata alle spalle.

Lo stesso tentativo di insabbiamento storico è stato operato con le foibe e i suoi martiri, tutti italianissimi che furono gettati vivi in quelle fosse carsiche dai partigiani (comunisti) Jugoslavi di Tito. Fortunatamente solo pochi anni fa è stata istituita una giornata della memoria per ricordare quel triste evento che fu tenuto nel dimenticatoio dai partiti della sinistra per non ammettere che quell’eccidio, che martirizzò oltre 10 mila italiani, era stato perpetrato da partigiani comunisti. Insomma non è facendo cantare “o bella ciao” a bambini delle elementari che si onora chi, credendoci veramente, ha combattuto il nazismo e il fascismo, non è nascondendo la vera Storia che si crea una coscienza democratica fra i giovani, non è negando i crimini dei partigiani che si rafforza la democrazia. In Italia c’è bisogno di una rilettura di tutto il ventennio come aveva iniziato a fare Renzo De Felice che approfondì, con uno studio ultratrentennale, sia la vita di Mussolini che l’opera del fascismo sulla base di una documentazione ritenuta da tutto il mondo accademico scrupolosa e veritiera.

Purtroppo proprio la sinistra accusò De Felice di essere un revisionista che voleva giustificare il fascismo mentre lo studioso, che fu anche iscritto al PCI, fino alla sua morte ha cercato solo di dare una lettura del ventennio che fosse diversa “dagli stereotipi e dalle secche dell’antifascismo di maniera” come scrisse in un saggio del 2004 lo storico Vittorio Vidotto. Purtroppo il pensiero di De Felice è ancora lontano dall’affermarsi e, quindi, saremo costretti anche l’anno prossimo ad assistere a questi vergognosi atti di cannibalismo politico tipico dell’antifascismo militante e anche fine a se stesso.

In questi giorni vi è stata anche la concomitanza con i risultati del primo turno di presidenziali francesi che ha visto giungere al ballottaggio Marine Le Pen e non sono mancate le dovute prediche antifasciste anche per i nostri cugini d’oltre alpe con tanto di incoraggiamenti a sostenere il candidato delle lobby multinazionali Macron per sconfiggere un fascismo della Le Pen.
Il giovane filosofo Diego Fusaro ha scritto su facebook un suo post in merito che non può che essere condiviso nella sostanza e che dice “Cosa lega tra loro l’affaire Macron e il 25 aprile? Semplice: la retorica liturgica, rituale e nostalgica dell’antifascismo in assenza conclamata di fascismo permette alle sinistre di occultare il loro subdolo e indecoroso passaggio totale al partito unico della produzione capitalistica. Per sconfiggere “la fascista” Le Pen le sinistre appoggeranno l’ultra capitalista marchiato Rotschild, il signor Macron.

Per lottare contro il manganello fascista (fortunatamente estinto dal 1945) le sinistre difendono il nuovo manganello dell’economia liberista, che sta massacrando a sangue lavoratori e giovani, disoccupati e precari. In nome dell’antifascismo in assenza di fascismo difendono servilmente il capitalismo esistente”.

Fortunatamente ci sono giovani, come il professor Fusaro, che la pensano così e che danno la speranza a tanti altri giovani che prima o poi “scoppierà la pace civile” che fino ad oggi, in Italia, ha visto solo fratelli contro fratelli.

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