Sepolta viva incinta, permesso premio al killer di Jennifer

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Jennifer Zacconi

A Jennifer Zacconi, la ventenne veneta uccisa nell’aprile 2006 dal suo “fidanzato”, furono «strappati tutti i capelli, spaccata la spina dorsale, presa a pedate, buttata in una fossa e calpestata quando ancora respirava, con in grembo un bambino che avrebbe partorito pochi giorni dopo…».

La sua “colpa” fu di volere quel bambino frutto di una relazione con un uomo sposato (e già padre di due figli, all’epoca di 10 e 6 anni) e che, di fronte alla prospettiva di vedersi stravolta la vita, ha preferito “eliminare” il problema uccidendo la povera Jennifer incinta al nono mese. Il suo corpo fu trovato in una fossa a Maerne, frazione di Martellago, in provincia di Venezia.

Quest’uomo, Lucio Niero, nel 2008 fu condannato a 30 anni di carcere per omicidio. Uno solo, il piccolo Hevan per la legge non era ancora un individuo portatore di diritti. Tutti ne abbiamo. Ne ha anche l’assassino che, dopo dieci anni, ha fruito del suo primo permesso premio.

Tutto legale, per carità. Lo prevede la legge L. 354/75 che regola le norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.

Così, la scorsa domenica – dalle 8,30 del mattino fino alle 23,30 della sera – il 45enne Lucio Niero è potuto uscire dal carcere veneto in cui è recluso, per trascorrere una tranquilla giornata a casa della sorella e della sua famiglia. A permetterglielo il magistrato dell’Ufficio di sorveglianza di Verona Isabella Cesari e il procuratore aggiunto di Verona Angela Barbaglio.

Sia chiaro, è tutto previsto dalla legge. Eppure non si può non pensare a quella povera ragazza e a quel bambino mai nato, che nei prossimi giorni avrebbe compiuto 11 anni. E che invece sono stati sepolti vivi in una fossa.

Non si dà pace nemmeno il padre della sfortunata ragazza che ieri sera a Chi l’ha visto? si è sfogato: «Ringraziamo le istituzioni, il governo che abbiamo, le leggi che ci sono. Se dopo undici anni e con due omicidi sulle spalle mandano fuori un assassino anche soltanto per una giornata, dentro di me non posso che avere rabbia. Chi paga è la vittima e basta, il carnefice non paga niente».

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