La misera fine delle ossa di un Alpino della I guerra mondiale

Alpino

Il destino dei resti di un Alpino morto nel 1916 è indice dell’amor patrio che si respira oggi in Italia.

C’è da giurare che quell’Alpino mai e poi mai si immolerebbe una seconda volta per il nostro Paese, come fece poco più di 100 anni fa. Perché non si augurerebbe mai a nessuno, nemmeno al proprio peggior nemico, che le sue ossa vengano messe dopo un fortuito ritrovamento in uno scatolone o in un sacco, in attesa di chissà che cosa.

Questa storia ha veramente dell’incredibile, per l’inerzia ed il lassismo di certe persone, se la mettiamo a confronto con gli onori tributati al Milite Ignoto dopo il primo conflitto mondiale.

Trovate casualmente nelle Dolomiti nella primavera del 2015, le spoglie dell’Alpino aspettano da due anni di essere sepolte e nel frattempo vengono conservate nella stazione dei Carabinieri di Moena (Tn).

Proprio così, scheletro e scarponi sono stati ammucchiati provvisoriamente in un sottoscala o in un ripostiglio aspettando che il Ministero della Difesa, attraverso l’apposito istituto interforze denominato “Onorcaduti”, si degni di dare sepoltura a ciò che resta del glorioso Alpino.

Delle cui generalità non si è a conoscenza, ma si se che è morto certamente in azione sul canalone Ovest della Cima di Costabella in Dolomiti, tra la Marmolada e il Passo di San Pellegrino. Non lo ha ucciso una pallottola ma un masso che gli ha sfondato il cranio a soli cinquanta metri dalle linee austriache, mentre era impegnato in un assalto. Era alto sul metro e ottantacinque, questo lo dicono i suoi femori, ma soprattutto si sa che combatteva nella 206ma compagnia, battaglione Val Cordevole, settimo reggimento, perché era l’unico che operava in quel settore.

Questa storia rappresenta uno schiaffo alla riconoscenza, un monito per chi scoprirà cose simili in futuro e sarà tentato di porre rispettosamente degli eventuali resti umani piuttosto che in un Ossario (dopo un’oltraggiosa trafila burocratica) sotto terra, tra i fiori e l’erba che hanno visto combattere quel glorioso quanto sconosciuto soldato.

 

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