Mafia Capitale e Pm: quando il dibattimento è inutile…

Praticamente una richiesta di ergastolo, qualcosa di simile alla condanna al carcere a vita.

Eppure Massimo Carminati non ha ucciso nessuno, anche se non si direbbe visti i 28 anni che i p.m, l’aggiunto Paolo Ielo, i sostituti procuratori Giuseppe Cascini e Luca Guid Tescaroli vorrebbero affibbiare al “Nero”, al “Cecato, al “Guercio” o al “Pirata, scegliete voi il nome che preferite. Hanno impiegato quattro udienze per indicare le prove a carico e le verifiche effettuate dai ROS, considerate come “inequivocabili” e che sono alla base delle loro richieste di condanna. Condanne durissime. Da “maxi processo” in grande stile. Per un totale di 515 anni di carcere, da “spalmare” sui 46 imputati del processo Mafia Capitale, quella che all’origine si chiamava inchiesta “Mondo di Mezzo”. Oltre 5 secoli (sic!).

È sufficiente pensare che l’articolo 575 del codice penale, quello che disciplina l’omicidio volontario, prevede come pena quella “non inferiore ad anni 21”. Ventuno anni sono, vale la pena di sottolinearlo, la richiesta avanzata dagli stessi PM per Franco Panzironi, ex AD di AmA (imputato per associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione e turbativa d’asta. Reati di sicuro gravi, ma certamente non si tratta di una imputazione per omicidio).

Ieri hanno esultato quasi tutti. I media e la grande stampa “indipendente” con la loro ottusità sono riusciti nell’impresa di alimentare il “mostro”, di farlo entrare nelle case di tutti e a convincere i cittadini di doverlo punire a tutti i costi. Sottolineando, in ogni santa occasione, che il “Guercio” fosse un ex Nar, fascista, della Banda della Magliana. Quasi ignorando Salvatore Buzzi, già condannato per omicidio e a capo di cooperative rosse affermatesi con le giunte Veltroni. Anche per lui, però, i pm hanno chiesto una pena esemplare: 26 anni e 3 mesi. E poi ci sono gli altri imputati di sinistra e Luca Odevaine (condannato a due anni e mezzo dopo aver patteggiato) che si sono “salvati” dalla gogna mediatica riservata a Carminati & Co, per i quali, appunto, non si vuole avere pietà (e razionalità). Come nel caso dell’incensurato Luca Gramazio, ex consigliere prima del comune di Roma e poi della Regione Lazio, che si è visto sbattere sul piatto la richiesta di 19 anni e 6 mesi di carcere (sic!). Dietro le sbarre del carcere di Rebibbia da oltre due anni e che, dentro quella gabbia, ha saputo di essere diventato padre. Senza la possibilità di abbracciare suo figlio. Privo dellla possibilità di conoscerlo senza l’oppressione di una “carcerazione preveniva” (anche se ora si chiama “misura cautelare”), che toglie la dignità prima ancora della propria libertà.

Insomma, erano tutti partiti a tromba con lo scandalo di Mafia Capitale e a tromba si vuole (e si deve) concludere. Non importa se molti episodi, venuti alla luce durante il dibattito, abbiano comunque ridimensionato dinamiche, fatti e circostanze per gli imputati. Soprattutto sembravano avessero fatto crollare l’aggravante mafiosa. Non importa, appunto. Non si possono fare brutte figure, non si può ammettere, magari, di aver leggermente esagerato. Non si può accettare che il caso si “sgonfi”, con il rischio di aver preso una cantonata. E allora via con le richieste di condanne esemplari.

Più che Mafia Capitale, si potrebbe quindi parlare, senza esagerare, di “Carminati Capitale”. Perché di mafia, almeno di quella intesa come “mafia tradizionale” (esecuzioni, droga, omicidi), non c’è la minima traccia.

Non molleranno di sicuro gli avvocati Giosuè Bruno Naso e Ippolita Naso (difensori di Carminati e Brugia), Alessandro Diddi (per Buzzi ) e Pasquale Bartolo (difensore di Franco Panzironi), anche se dovranno, insieme ai loro assistiti, combattere una battaglia contro chi non vuole assolutamente perdere e cedere di un centimetro.

Difficile che i Giudici della X sezione penale del Tribunale di Roma si “appiattiscano” alle richieste della Procura. D’altra parte, la presidente del Collegio giudicante, Rosaria Ianniello, è magistrato d’altri tempi ed abituata a giudicare processi con imputazioni ben più controverse.

Fortunatamente, anche qualora questo grado di giudizio dovesse “andar male”, il codice penale del nostro Paese prevede un grado di Appello.

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2 Commenti

  1. dubbioso said:

    E’ bastato un saluto fascista per assecondare la benevolenza di qualcuno qui dentro…

  2. CurvaNord said:

    Allora facciamo 10 anni per tutti, rossi e neri, e non se ne parli ? Però che se li facciano sul serio. I danni arrecati alla comunità, alla città ed ai nostri figli li sconteremo per molto tempo. Per non parlare dell’impossibilità,per molto tempo, di una nuova apertura politica per la destra, ma quella Sociale, vera.

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