Primo maggio: Ugl, alla ricerca dell’identità perduta

Il primo maggio è ormai è una festa che dovrebbe essere celebrata come il 2 novembre per il motivo che il festeggiato, il lavoro, è l’assente principale.

Alla crisi occupazionale, che pesa sulle spalle soprattutto dei giovani, non vengono date risposte adeguate dalla politica e le vertenze aziendali che si susseguono nel nostro paese, vedi Almaviva e Alitalia, non vedono il sindacato proporre soluzioni percorribili se non accordi al ribasso e punitivi che i lavoratori rifiutano. Nonostante questo lunedì primo maggio tutte le confederazioni festeggieranno con cortei, comizi, balli e concerti come se le cose nel nostro paese stiano andando a gonfie vele per i lavoratori. In particolare l’Ugl non si limita al solo primo maggio ma farà una tre giorni di incontri e iniziative ludiche a Latina.

Dal programma reso noto non si può non prendere atto che quella tre giorni altro non è che una passerella per rappresentanti delle forze politiche con particolare riferimento a quelle del centro destra. Dall’ onorevole Quagliarello a Maurizio Gasparri, dalla ex piddiellina Saltamartini, oggi leghista convinta, al suo collega Giorgietti, per finire con l’incontro a cui Capone tiene di più, quello con Giorgia Meloni. L’Ugl è passata da un primo maggio degli ultimi anni che era caratterizzato da una “monarchia polveriniana” ad un primo maggio in “cerca di autore” e soprattutto con lo scopo di ritrovare un’identità perduta proprio grazie a quella “gestione monarchica” che bene non ha fatto al sindacato di via delle Botteghe Oscure. Questo sindacato, in questo ultimo anno, pur se ha recuperato quasi tutti i principali dissidenti (altri se ne sono andati o sono stati cacciati), che sono rientrati nei ranghi abbandonando qualsiasi velleità di influire su Paolo Capone che ormai, per dirla alla fascista, se ne frega di ordinanze e sentenze dei giudici e continua a proclamarsi segretario generale, ha perso però molti dirigenti e associati che hanno lasciato il sindacato non approvando quanto stava accadendo al suo interno.

La scelta di Latina è una scelta “nostalgica” o legata al fatto che è una città fondata durante il ventennio fascista oppure perché il personaggio di spicco dell’Ugl è uno dei due vice segretari generali dell’organizzazione o forse per tutti e due i motivi. Il personaggio in questione è Claudio Durigon che, è noto a tutti, è stato la punta di diamante dei pretoriani Ugl di Renata Polverini sia in Regione Lazio quando la Polverini era Presidente della Regione che dopo che è rientrata, ammesso che fosse mai uscita, nelle stanze di via delle botteghe oscure. Ovviamente il signor Durigon è un sindacalista di tutto rispetto avendo ricoperto anche l’incarico di segretario della Utl di Latina ma è “emerso” dopo che Centrella si è dimesso e rappresenta, attualmente, anche il vero “scudo“ di Paolo Capone che si affida pienamente a lui in virtù del fatto che detiene anche la delega all’ amministrazione confederale e ne conosce, quindi, tutti i segreti.

La scelta di Latina, è possibile ipotizzare, sia farina del sacco del signor Durigon che in questo modo potrebbe mettere un’ipoteca sulla poltrona di segretario generale e magari, se non si trovano altri padrini o madrine politiche, fare da ponte per un “rientro morbido” della Polverini visto anche che i metodi “polveriniani”, tanto cari anche all’attuale segreteria, non sono venuti meno in quell’organizzazione. Così si spiega la scelta di Latina per questa tre giorni che vedrà sul palco più politici che sindacalisti. In fondo è quello che vogliono i vertici nella speranza che qualcuno o qualcuna li “adotti” e magari li aiuti a superare l’esclusione dell’Ugl sancita dai dati dell’Aran nel settore del pubblico impiego o la prossima debacle che si prevede a fine anno con l’Abi nel settore del credito se non raggiungono la quota del 5% prevista dagli accordi siglati con la stessa Abi.

Insomma oggi come oggi l’Ugl è un sindacato in cerca di un’identità perduta o sarebbe meglio dire calpestata nei valori primari anche attraverso l’appiattimento politico verso le altre confederazioni sindacali. Una mostra fotografica, prevista nel programma della tre giorni, dovrebbe documentare il passaggio dalla Cisnal all’Ugl e sarà interessante vedere come si giustificheranno posizioni che vedevano la Cisnal su in piano di “alternativa” alla politica sindacale di Cgil, Cil e Uil mentre l’Ugl altro non ha cercato se non avere uno sgabello su cui sedere accanto alla triplice. Queste scelte si fanno con il congresso, che sarebbe il primo passo per un vero e reale recupero dell’identità, di cui molti associati all’Ugl lamentano l’assenza.

Un congresso che non si celebra da almeno sette anni e che non si vede nemmeno all’orizzonte organizzativo della confederazione. Informazioni, anzi, che circolano nell’ambiente sembrerebbero avvalorare l’ipotesi di un possibile rinvio della massima assise organizzativa che Capone si accinge a chiedere al consiglio nazionale che si terrà il 30 aprile nel bel mezzo della tre giorni di festa. Per come è composto il consiglio nazionale non vi sono dubbi che la proposta passerà senza alcun problema per il segretario generale e che anche gli ex dissidenti si ritroveranno, dopo la mancata rivoluzione, insieme ai noti ottuagenari, a giustificare il rinvio, non si sa a quando, del congresso che rimane l’unico strumento per permettere finalmente alla base di esercitare quel diritto di cui i sindacalisti dell’Ugl si riempiono la bocca: la partecipazione. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo, non il mare, ma la paura che proprio quella base presenti un conto troppo alto per coloro che negli ultimi anni hanno fatto finta di non vedere cosa stava succedendo nel sindacato con grave nocumento per l’immagine e la rappresentatività di una sigla che era considerata, e non lo è più, la quarta confederazione maggiormente rappresentativa sul piano nazionale. I sindacalisti, dirigenti e semplici associati, che da tutta Italia si aspettano più democrazia, nel rispetto dello statuto, dovranno attendere.

In questi tre giorni l’importante è trovare lo sponsor, magari sfoderando anche qualche mano tesa e qualche eja eja, stile Littoria. Il congresso? Può attendere.

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4 Commenti

  1. Fabio said:

    Ancora una volta con la sua penna tagliente ha messo in evidenza quelle che sono le lacune e le criticità della nostra organizzazione. Condivido con lei la messa fuoco del personaggio che ricopre il ruolo di vice segretario. Ecco , io credo che ancor di più dei metodi autoritari e arroganti degli ex monopolisti UGL, siano proprio questa sottospecie dì dirigenti ad avere la maggiore responsabilità della crisi insanabile. Questo personaggio, che non ha ovviamente la caratura sindacale o politica di una Polverini (che tra tanti difetti non annovera quello della scarsa preparazione e della mancanza di personalità), si è sempre e solo distinto per essere campione di ossequio, di plageria e di fedeltà, rivendicando a gran voce la sua maglietta di cetichiano o polveriniano a secondo di chi dei due fosse presente. Sempre pronto a tramare nell’ombra, a prostrarsi davanti ai suoi referenti ma a correre subito dopo a riferire all’altra cordata movimenti e decisioni. Senza mai brillare di luce propria ha rivestito incarichi importanti e come ogni servitore pronto a tradire ha cominciato a riposizionarsi nei mesi che hanno preceduto la cacciata della,polverini prendendo la distanze (ma senza strappare) nei colloqui privati e poi divenendone un vero delatore quando la piazza è stata liberata dall’epurazione caponiana.
    Se avessimo nel sindacato meno lecchini e più persone pensanti non saremmo in questo stato comatoso.

  2. Massimo Visconti said:

    Signor Giuseppe, le rispondo solo perché lei mi ha citato e quindi tengo a precisarle che a me, non avendo io interessi personali, non fa né bene né male vedere o no “una forte ripresa dell’ Ugl”. Io registro la cronaca e la commento con i fatti, se poi lei ritiene che le continue fuoriuscite di associati e dirigenti sindacali (tra cui tre segretari nazionali di categoria negli ultimi due mesi) rappresentino una “forte ripresa” non posso che dirle…”contento lei”. Continui a seguirci perché, stia tranquillo, io per il momento non ho nessuna intenzione di smettere di seguire voi.

  3. giuseppe said:

    Caro Visconti, dica la verità: Le fa male vedere una forte ripresa dell’UGL. La prego, ci segua sempre.

  4. giuseppe said:

    I privilegi scandalosi degli pseudo SINDACALISTI di regime (CGIL, CISL, UIL, UGL) – e in questi anni ne abbiamo avuti degli esempi eclatanti, fra spese pazze con le carte di credito, distrazione di fondi per l’acquisto di appartamenti, stipendi d’oro e moltiplicazione di emolumenti economici provenienti da doppi, tripli e quadrupli incarichi, ecc. ecc., speriamo solo che le inchieste non vengano insabbiate, magari dietro input politici – gridano vendetta al cospetto di lavoratori, precari, disoccupati e pensionati. Deve finire lo scandalo dell’impunità dei loro bilanci, che, nonostante siano alimentati anche con contributi pubblici, non sono soggetti al controllo della Corte dei Conti (http://forum.chatta.it/politica/8151226/i-sindacati-niente-ici-liberta-di-lice.aspx). Lavoratori, pensionati mandateli a ramengo!

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