Sport: il caso dello Stadio Paolo Rosi (con gli uffici del Duce)

In Italia lo sport in generale (e in particolare il rugby) non gode di ottima salute: a Roma, uno dei colpi finali potrebbe arrivare dall’incompetenza amministrativa che nella gestione dello Stadio Paolo Rosi (ex Stadio delle Aquile) trova fulgida testimonianza.

Attualmente, questa struttura – affidata con concessione in deroga alla Fidal (la federazione dell’atletica leggera) – è divisa in due aree distinte. La parte più estesa comprende un campo (sia per il calcio che per il rugby), la pista di atletica, gli spogliatoi e la palestra ed è in mano, appunto, alla Fidal. Da due anni sul campo in erba disputa le gare di campionato una delle squadre romane di rugby che milita in serie C.

La seconda parte dello stadio, invece, risulta fino ad oggi abbandonata e ospita campi da tennis e da basket, con una struttura adibita a spogliatoi (non in uso). Questa porzione di impianto è in concessione al Cral del comune di Roma, associazione che ha il compito di promuovere, favorire e gestire l’uso del tempo libero dei propri Soci, ovvero i dipendenti comunali. Questa parte dello stadio, inoltre, comprende anche una struttura di valore storico: è il caso di alcune stanze conosciute come i vecchi uffici di Mussolini.

Ora, la situazione a livello gestionale è in stallo, in attesa della definizione del nuovo regolamento che consentirà di indire le gare per il rilascio delle nuove concessioni riguardanti gli impianti sportivi. Nel frattempo, il Comune di Roma ha dato deroghe agli attuali gestori delle vecchie concessioni per poter far proseguire le varie attività in tutta Roma.

Negli scorsi giorni, però, dagli sportivi che vivono lo Stadio Paolo Rosi è stata riscontrata la preparazione di una manifestazione di fitness molto conosciuta nella Capitale che durerebbe tutta l’estate: “Come è possibile – si chiedono – che sia stato concesso seppur temporaneamente l’utilizzo dell’area di pertinenza del Cral senza che sia stata indetta una gara o un appalto?”.

Oltre ai preparativi, poi, sono partite le operazione di pulizia dei vecchi uffici del Duce che ricadrebbero sotto la tutela dei Beni Architettonici: “Sono state inoltrate tutte le autorizzazioni del caso?” è la domanda degli sportivi. Da quello che risulta finora, al Comune di Roma è stata inoltrata solo una semplice richiesta, senza autorizzazioni per l’utilizzo.

Ad alimentare i sospetti, infine, sembra che dalla Fidal nessuno abbia saputo nulla in merito alle recenti operazioni di pulizia: ci sono normative, dunque, che regolano gli impianti sportivi di Roma oppure ognuno può sentirsi libero di arrivare e fare come vuole?

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