Lavoro: Almaviva, licenziati grazie alla Cgil (che però pensa al concertone)

Altro che concertone in piazza San Giovanni, la festa della musica dei sindacati e i sermoni sui migranti: chiudete tutto, sono tutte fandonie. I 1.666 licenziati di Almaviva, ad esempio, devono “ringraziare” la Cgil.

La sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma che porta la firma del giudice Renata Quartulli, ha respinto il ricorso contro i licenziamenti presentato dalla Cgil-Slc: il sindacato, si legge nella motivazione, «…ha chiaramente dimostrato di non voler dare attuazione agli accordi firmati» e «non ha chiesto alcuna interruzione delle trattative per consultare i lavoratori».

Allo scadere del 2016, infatti, era naufragato l’estremo tentativo di scongiurare la chiusura della sede romana di Almaviva stabilita nei giorni di Natale: il tavolo riaperto presso il MiSe, perì, si era concluso con la conferma dei 1.666 licenziamenti. A nulla era servita la scelta delle Rsu di chiedere un ultimo incontro su mandato referendario a seguito della consultazione svolta tra i lavoratori subito dopo il tavolo di Napoli. Infatti, i vertici di Almaviva – ponendo dei limiti di natura legale – avevano fatto sapere in maniera irrevocabile di non essere disponibili a ritirare i licenziamenti.

Oltre il danno, dunque, è arrivata anche la beffa: come ha raccontato il Messaggero, infatti, gli oltre 1.600 licenziamenti del call center di Roma di Almaviva, non solo sono legittimi ma sono stati avviati anche grazie al comportamento della Cgil, che i lavoratori – in teoria – dovrebbe difenderli. Almeno è quanto sostenuto – come ogni anno – dal palco di piazza San Giovanni ieri sera. Tanti artisti e qualche opinionista (ieri è intervenuto anche Gad Lerner) invitati alla kermesse organizzata da Cgil, Cisl e Uil; le solite belle parole, quest’anno anche sui migranti e i loro viaggi della speranza, le solite battute contro politici di destra.

Poi, invece, si scopre che gli operai vengono ostacolati proprio dai sindacati. Ma la vicenda Almaviva non è la sola: anche il referendum Alitalia che ha bocciato il piano di rilancio, ha dimostrato come i lavoratori siano una realtà ormai delusa e diffidente verso le organizzazioni sindacali, bocciando il pre-accordo che avevano firmato col governo con un 67% di No.

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