Chi difende i lavoratori marittimi italiani? L’armatore Vincenzo Onorato

onorato

Mentre i sindacati ballavano e cantavano in mega o mini concerti, c’è stato chi ha voluto fare una denuncia sui problemi specifici che affliggono i lavoratori marittimi italiani come l’armatore italiano Vincenzo Onorato.

Sui maggiori quotidiani italiani abbiamo avuto la sorpresa di leggere una pagina o meglio un’inserzione a pagamento firmata da Onorato, presidente della Onorato Armatori, dal titolo: “Primo maggio, la festa di tutti i lavoratori, anche di quella categoria dei lavoratori italiani del mare, che in un prossimo futuro non esisterà più se non si interviene subito con decisione”.

Il contenuto dell’appello lanciato da Vincenzo Onorato riguarda, appunto, il problema della bassa occupazione dei marittimi italiani sulle navi battenti bandiera italiana a favore di una massiccia presenza di lavoratori extra comunitari impiegati nei vari servizi di bordo. Infatti chi ha avuto l’occasione di prendere un traghetto per raggiungere le isole o chi, più fortunato, ha potuto godere del viaggio di una vera e propria crociera ha potuto constatare che la maggioranza del personale di bordo è tutto extra comunitario. Onorato, nel suo appello, spiega le motivazioni che vanno ricercate nella legge 38 del 1998 che converte un decreto legge che reca nel titolo “disposizioni urgenti per lo sviluppo del settore dei trasporti e l’incremento dell’occupazione”.

In sintesi questa legge regolamenta l’attività lavorativa a bordo delle navi adibite alla navigazione internazionale e, come spiega molto bene il presidente Onorato, le società armatrici di queste navi godono della quasi totale esenzione fiscale e dello sgravio totale della contribuzione previdenziale per i marittimi imbarcati. La legge fu approvata con lo scopo di favorire la piena occupazione, specialmente al sud, nel settore marittimo con personale italiano o comunitario. Fin qui tutto bene ma, come sempre un ma si nasconde nelle pieghe delle nostre leggi, all’armatore, d’intesa con i sindacati, è permesso di ingaggiare anche personale extracomunitario il cui rapporto di lavoro “ e’ regolamentato dalla legge scelta dalle parti”.

In parole povere vuol dire che, per esempio, al lavoratore asiatico (la maggioranza di questo personale) viene applicato un accordo sindacale del suo Stato che abbatte i costi, rispetto ad un italiano del 75% mantenendo però, al datore di lavoro, le stesse esenzioni fiscali previsti per il personale italiano o comunitario. Ovviamente la maggioranza degli armatori utilizzano questo personale extra comunitario per aumentare i profitti a scapito dell’occupazione italiana e come scrive Onorato “Oggi la fotografia occupazionale sulle navi italiane è: marittimi italiani a casa a fare la fame ed extra comunitari a fare la fame direttamente a bordo”. Inoltre, denuncia Vincenzo Onorato, vi è la beffa dei corsi di formazione, utili ad acquisire il libretto di navigazione, obbligatorio per lavorare sulle navi, che in Italia costano circa 2 mila euro (costo inavvicinabile per i disoccupati italiani) e che non garantisce nulla ai nostri connazionali in quanto gli extra comunitari arrivano già con il libretto conseguito nel paese di origine e costato loro pochi euro.

Secondo Onorato dietro tutto questo ci sono gli armatori italiani che hanno come strategia la “graduale scomparsa di lavoratori italiani sulle navi italiane a favore di extra comunitari pagati a stipendi da fame”. Il risultato di tutto questo èla desertificazione dei lavori sul mare che ha raggiunto livelli ormai insostenibili nelle città costiere e nei piccoli paesi del sud che vivevano principalmente di queste attività”. Insomma Onorato non risparmia le sue critiche verso un mondo imprenditoriale di cui lui fa parte ma dal quale si dissocia volendo recuperare i livelli occupazionali italiani del settore che negli anni hanno danneggiato migliaia di famiglie di nostri connazionali. Onorato fornisce anche suggerimenti per riportare certezza occupazionale agli italiani attraverso l’istituzione di un ministero del mare in quantoin una nazione bagnata per i due terzi dal mare e con oltre 8 mila kilometri di costa, le problematiche a riguardo non possono essere delegate ad un generico ministero dei trasporti”. Onorato continua dicendo cheè necessario riscrivere la legge 38/98 indicando chiaramente che le compagnie italiane aventi diritto alla quasi esenzione fiscale e agli sgravi contributivi Inps e Irpef sono solo quelle che hanno la tabella di sicurezza composta soltanto da marittimi italiani e comunitari”.  

Insomma una denuncia che è in sintonia con uno stato d’animo nazionale che vede gli extra comunitari agevolati da leggi che penalizzano, invece, i lavoratori italiani. Questa denuncia fatta da un imprenditore, che accusa altri imprenditori, invece che da un sindacato di categoria la dice lunga sulla latitanza, ormai sotto gli occhi di tutti, delle confederazioni sindacali italiane che dovrebbero prendere esempio da un imprenditore illuminato invece di ballare e cantare per festeggiare la mancanza di lavoro. Bravo Vincenzo Onorato.

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2 Commenti

  1. Amr Farouk said:

    sera sono Amr Farouk sono Egiziano il mio lavoro e` Marittimo e sto cercando a trovare lavoro ….tel ….01025592383/01283903002Alessandria Egitto

  2. giuseppe said:

    Articolo eccellente e sacrosanto. È proprio il caso di dire onore a Onorato e tutto il disprezzo possibile e immaginabile ai quattro sindacati di regime CGIL CISL UIL UGL.

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