Migranti: l’insuccesso di Frontex e il ruolo delle Ong, parla l’Ammiraglio De Giorgi

“Dopo Mare Nostrum il numero di migranti giunti in Italia è aumentato sensibilmente, come purtroppo i morti in mare” sono le parole dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex capo di stato maggiore della Marina Militare.

De Giorgi ha fornito un’analisi sui flussi migratori al centro delle recenti polemiche per il ruolo delle Ong, spiegando l’azione – oggi rimpianta – di Mare Nostrum: “Fu la risposta ad un’emergenza umanitaria senza precedenti – ha dichiarato al sito Difesaonline – Quello che molti non ricordano è che a bordo delle nostre navi operavano la polizia di stato che provvedeva all’identificazione dei migranti e personale medico, per assicurare il filtro sanitario prima dello sbarco. Un’operazione ad ampio spettro, non solo umanitaria, basata sul coordinamento inter-agenzia e interforze della Marina Militare che, oltre a ridurre enormemente il numero di morti in mare, ha consentito l’arresto di quasi 400 trafficanti di esseri umani”.

Eppure, secondo De Giorgi, una serie di processi hanno portato alla sostituzione di Mare Nostrum con la missione Mare Sicuro (ancora in corso orientata prioritariamente alla sicurezza marittima): tra questi c’è il mancato sostegno dell’Europa, a favore di Frontex e la comparsa di ISIS in Libia, ne hanno segnato il destino. Così “Mare Sicuro – ha sottolineato De Giorgi – è stata affiancata dalla missione EU Sofia, con lo scopo di contrastare la libertà di movimento dei trafficanti di esseri umani e di preparare la guardia costiera della marina libica ad esercitare il controllo delle sue coste e acque territoriali. Le navi hanno naturalmente continuato a fare soccorsi, unitamente ai mercantili”.

In questo contesto, l’ammiraglio De Giorgi sembra confermare le recenti accuse lanciate dal procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro: “Recentemente si sono moltiplicate le navi delle ONG e la situazione, soprattutto in termini di contrasto dei trafficanti di esseri umani, si è decisamente complicata”.
Tra le cause di un quadro così drammatico (“si sono accumulati in Libia almeno 500.00 disperati – qualcuno parla di molti di più – in attesa di essere trasportati in Italia”) ci sono alcuni processi come la primavera araba, descritti inizialmente come necessari per l’affermazione della democrazia negli stati del Nord Africa e del Medio Oriente. “È accaduto il contrario – ha dichiarato De Giorgi – Il fuoco del fondamentalismo islamico è divampato, alimentando forze centrifughe che stanno mettendo in discussione quelle che sembravano tendenze culturali e politiche ineluttabili e con esse il destino anche di alcune grandi nazioni mussulmane, apparentemente avviate verso la modernità (es. Turchia). Da oriente a occidente, la guerra civile in Siria, aggravata dalla presenza di ISIS, il rischio di destabilizzazione in Egitto, il crollo della Libia, di fatto divisa fra Cirenaica, Tripolitania e Fezzan, con vaste “terre di nessuno”, pongono problemi di sicurezza di diretto interesse nazionale”.

Ma a qualcuno dell’interesse nazionale non sembra importare più di tanto: meglio continuare a tutelare l’interesse di alcune Ong che un domani potrebbe trasformarsi in vantaggi elettorali (leggi qui). Con tutti i rischi del caso.

 

 

 

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