Acea, cambio della guardia tra sbrodolamenti e imbarazzi

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Ieri in Acea si è tenuto il consiglio di amministrazione: via il presidente Catia Tomasetti, via l’amministratore delegato Alberto Irace (per modo di dire, visto che resta direttore generale). E nel frattempo è iniziata la gara a chi più si sbrodola addosso.

A vincerla sicuramente è Irace che ieri ha mandato a tutti i dipendenti un libro dal titolo “La digital transformation di una multi-utility. Tecnologie e persone, fattori chiave dell’esperienza Acea”: 127 pagine di fuffa autocelebrativa nella quale l’ormai ex Ad riesce comunque a far danno.

Dopo aver ringraziato John P. Kotter, il consulente americano che si è occupato della riorganizzazione aziendale alla “modica” cifra di 2,5 milioni di euro, >>leggi qui<< ha pensato bene di esprimere la propria riconoscenza anche al segretario della Filctem CGIL di Roma e Lazio, Ilvo Sorrentino. Apriti cielo.

A storcere il naso soprattutto i sindacalisti di Uilcem-Uil e Flaei-Cisl. Tanto che Sorrentino, imbarazzatissimo, si è subito affrettato a prendere le distanze con tanto di “lettera aperta” ai dipendenti: in estrema sintesi, ammette di aver rilasciato una sorta di intervista, nella quale ha espresso il suo parere sul progetto Acea 2.0.

Parere, che lui assicura essere stato “fortemente critico”, che è stato ignorato, visto che il libricino è una “apologia celebrativa della strategia messa in campo dai vertici aziendali, senza la fastidiosa presenza di voci fuori dal coro“. Tuttavia, il suo nome compare tra i ringraziamenti. Da qui, la volontà di sporgere addirittura querela.

Tutti arrabbiati con Irace, insomma. In primis, ovviamente, i dipendenti. Che, attraverso l’USB (unione sindacale di base di Acea), “ringraziano” ironicamente l’ex Ad per il trattamento riservato a loro, per il disagio procurato agli utenti, per il nuovo logo (si dice costato 9 milioni di euro), per aver creato l’unità People Care e “per averla affidata nelle mani di veri esperti del (mal)trattamento della dignità dei lavoratori“.

Difficile non cogliere il riferimento a Tiziana Buonfiglio, responsabile del personale in azienda e sorella di Antonio (pupillo di Alemanno, ex An, ma col merito di aver scaricato il Fli di Fini per la Polverini) arrivata in Acea per “purificare” il suo cognome dagli orpelli familiari.

Alla succitata gara a chi ce l’ha più grosso (ovviamente l’ego) partecipa anche Maurizio Sandri, capo della comunicazione dell’azienda, che si fa fare un articolo agiografico da Prima Comunicazione. Articolo nel quale viene indicato come colui che “ha avuto il compito di ridare credibilità e dignità al servizio” e che “in tre anni di lavoro pancia a terra, si dichiara ragionevolmente soddisfatto dei risultati“. Quali risultati?

Arrivato in Acea con tanto di “sponsorizzazione bettiniana”, Sandri ha il coraggio di far mettere nero su bianco che le bollette pazze e i disagi per gli utenti rappresentano il passato. Il presente, invece, è caratterizzato dalla semplificazione, dalla digitalizzazione, dalla facilitazione. Ve ne siete accorti, sì?

Intanto, ieri è uscito un ordine di servizio dove il nuovo Ad Stefano Antonio Donnarumma ha assunto anche l’incarico di responsabile area industriale idrico, di fatto facendo fuori Andrea Bossola.

 

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