Ong: Siem Pilot, a Salerno scarica 990 migranti (e un piccolo cadavere)

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Ne aveva scaricati 900 in Sardegna a marzo; oggi la Siem Pilot ne ha portati altri 990 nel porto di Salerno tra cui, purtroppo, anche il cadavere di un piccolo bimbo di 3 anni.

Una nuova vita giovanissima è stata sacrificata per il business di associazioni senza scrupoli: l’unico modo per stroncare la tragedia di questi viaggi è non far partire come la Siem Pilot, molto attive nel recuperare migranti dai barconi per poi trasferirli in Europa.

Il 95 per cento delle persone che sbarcano – secondo i dati ufficiali raccolti nel 2016 – sono giovani di sesso maschile: dunque, è chiaro come i bambini e le donne siano una minima percentuale. Ovviamente, la morte che colpisce queste persone più indifese viene utilizzata come strumento mediatico per commuovere l’opinione pubblica e continuare un traffico di merce umana che solo negli ultimi giorni ha visto il ruolo ambiguo di alcune associazioni non governative.

Dovrebbero soccorrere le persone in mare, sicuramente lo fanno: ma per farlo – in alcuni casi – sembra che intrattengono rapporti diretti con i trafficanti che gestiscono le partenze dalla Libia. Non è un caso che con il passare del tempo e il susseguirsi delle operazioni nel Mediterraneo, da Mare Nostrum a Frontex, il ruolo delle Ong sia aumentato, parallelamente a quello delle morti sono aumentate. Il motivo è proprio questo: nella certezza di trovare le Ong, sempre più migranti sono spinti a imbarcarsi con imbarcazioni sempre più precarie.

In questo contesto, poi, c’è il ruolo di alcuni Paesi che dovrebbe far sorgere più di un dubbio: secondo Nicola Carlone – capo ufficio operazioni della Guardia Costiera, intervenuto in commissione Schengen – le autorità di Malta, ad esempio, continuano a negare l’attracco nei porti dell’isola alle navi cariche di migranti e limitano al massimo i loro interventi di soccorso. «Quando un’imbarcazione viene soccorsa – ha spiegato il controammiraglio – va individuato un porto sicuro dove far sbarcare i migranti. E spesso questi porti sono quelli di Malta, o della Tunisia. Ogni volta che riceviamo una chiamata di soccorso avvisiamo i centri più vicini. Ma loro ci dicono di no. E’ successo un mese fa, almeno un paio di volte con la Tunisia. E succede spesso con Malta».

E così, la Siem Pilot con bandiera norvegese, dopo aver raccolto 900 persone al largo della Libia, lo scorso marzo puntò dritto verso le coste sarde. La nave della Ong, però, costrinse i poveri immigrati a un giorno in più di navigazione avendo scelto appositamente di costeggiare e superare la Tunisia, contravvenendo a quanto stabilito dai trattati internazionali.

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Un altro aspetto trascurato riguarda i soccorsi in mare: alcuni Paesi (tra cui proprio Malta), secondo Carlone, «tendono a sottovalutare le condizioni di reale pericolo in cui si trovano le imbarcazioni, per sottrarsi all’obbligo di dichiarare intervento Sar e dunque intervenire, e si limitano ad un monitoraggio, fino a quando le imbarcazioni non lasciano le acque territoriali». In questo modo, «mirano ad evitare di intervenire su flussi che poi proseguono verso l’Italia».

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