Premio Guido Carli, il ricordo della nipote Romana Liuzzo

Guido Carli
Romana Liuzzo

di Romana Liuzzo

“Ormai ci siamo. Mancano poche ore al Premio cui dedico ogni anno tante energie e passione, in memoria di Guido Carli, mio nonno. Il gotha dell’economia, dell’alta finanza e della cultura, arriverà da ogni parte del mondo per la consegna delle quindici onorificenze alle eccellenze italiane, nella sala della Regina di Montecitorio.

E proprio in queste ore, mi rendo conto che ogni volta che sento parlare di «Europa a due velocità», «a cerchi concentrici», o «a geometria variabile», mi aspetto che qualcuno, da un momento all’altro, proponga anche un’Unione a «convergenze parallele». Le velocità differenziate, come sostengono illustri economisti di fatto certificano che l’Unione Europea  ha fallito. Ci siamo allontanati troppo dall’Europa che Guido Carli, mio nonno, contribuì a modellare come sinonimo di crescita, sviluppo, circolazione di idee e di capitali, innanzitutto umani. Quei capitali sui quali, mi spiegava quando ero troppo piccola per capire appieno, era necessario «investire attraverso la cultura».

 A quell’investimento lui si dedicò incessantemente, continuando a divorare libri con una curiosità che non lo abbandonò mai, neppure negli ultimi giorni di vita. Non è un caso se, in una mattina di dicembre del 1991, per illustrare ai giornalisti i principi del Trattato di Maastricht che, grazie a lui, l’Italia si apprestava a firmare, si presentò in una sala del ministero del Tesoro con l’edizione in lingua tedesca del Faust di Goethe. Traendo spunto dai consigli di Mefistofele all’Imperatore, spiegò ai cronisti il motivo per cui la tendenza anti inflazionistica tedesca determinasse l’orientamento delle future politiche monetarie dell’Unione.

Su quel libro, ingiallito dal tempo, aveva studiato all’Università di Monaco di Baviera nel 1936. Le due lauree, in Economia e in Giurisprudenza, non avevano in alcun modo esaurito il suo desiderio di imparare né la sua curiosità di sapere: nella casa di Piazza Borghese, dove abitava da Governatore, un intero piano era dedicato ai libri. Per me, all’epoca bambina, quegli scaffali da terra a soffitto che occupavano le pareti dei corridoi, erano tanto affascinanti quanto misteriosi. Come affascinante e misteriosa era la frase di Alcide De Gasperi che nonno mi ripeteva spesso: «Un politico pensa alle prossime elezioni, mentre uno statista pensa alle prossime generazioni».

Negli ultimi mesi di vita aveva deciso di imparare il cinese, ma il destino non gliene diede il tempo. Il 23 aprile del ’93 Guido Carli ci lasciò. E oggi,
penso a quanto questa Europa avrebbe bisogno della sua autorevolezza, della sua credibilità e della sua capacità di comprendere che nulla può essere costruito senza seguire la stella polare della cultura. Quella che, almeno per adesso, abbiamo smarrito.”

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