Tempa Rossa, l’inchiesta (farsa) archiviata a marzo, nell’indifferenza generale

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Le prime pagine dei giornali nell'aprile 2016

Un mese e mezzo. Tanto è passato da quando l’assurda inchiesta su Tempa Rossa, costruita sul nulla al solo scopo di screditare quella “sguattera” dell’ex ministro Federica Guidi, è stata archiviata.

Eppure, tutti i quei giornali che, al tempo, si sono dati alla pazza gioia nel gettare fango sulla titolare dello Sviluppo Economico che, seppur non indagata, si vide obbligata a dimettersi, ora che c’è da ammettere che si trattava solo di fuffa, fanno (al solito) gli gnorri. Che importa se la Guidi c’ha rimesso la carriera politica (e, ovviamente, la sua relazione sentimentale con Gianluca Gemelli) e l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex capo di Stato Maggiore della Marina Militare, coinvolto suo malgrado in questa farsa, si è rovinato la reputazione (perdendo anche possibili importanti incarichi, come quello al vertice dei Servizi Segreti).

Poco e niente sui giornali. Non tanto le scuse, per aver speculato per mesi sul niente. Ma nemmeno la notizia dell’archiviazione di un reato pressoché inesistente. Eppure, nell’aprile del 2016, la notizia trovò molto spazio sulle prime pagine. Due citazioni su tutte: “Petrolio e appalti, Guidi si dimette. Tradita dalle telefonate al fidanzato. E cita la Boschi” su La Repubblica. E “La ministra garantiva gli affari del suo uomo. Tirati in ballo Renzi e Boschi” su Il Giornale.

L’inchiesta è stata archiviata lo scorso marzo. Lo avete letto da qualche parte? No. Il nulla. Al massimo qualche riga, niente a che vedere con le prime pagine di un anno fa. Con buona pace della deontologia. O, quantomeno, della decenza.

Già lo scorso gennaio, quando la Procura chiese l’archiviazione dell’inchiesta nella quale si accusa la Guidi,  il suo ex compagno Gemelli, l’ex consulente della Camera di Commercio di Roma Nicola Colicchi e l’ammiraglio De Giorgi, accusati di aver messo le mani sul giacimento petrolifero di Tempa Rossa, nell’alta valle del Sauro, in Basilicata i giornali si erano limitati a dare la notizia in qualche trafiletto qua e là. Ora che è ufficiale, nemmeno una riga.

Tanto quel che volevano è stato ottenuto: lo sputtanamento dell’allora Governo Renzi e l’affossamento del referendum sulle trivelle. Le carriere sfasciate della Guidi e di De Giorgi? Danni collaterali. L’ex ministro, quantomeno, ha l’azienda di famiglia. De Giorgi, nonostante una lunga e onorata carriera, ora deve fare il pensionato per colpa dei giornali che lo hanno trascinato nella melma.

«Abbiamo querelato diversi quotidiani, inclusi il Corriere della Sera e La Repubblica – raccontava amaramente l’avvocato Pietro Nocita, difensore di De Giorgi a Il Foglio, lo scorso gennaio -. In quei mesi c’era una bordata giornalistica quotidiana, l’ammiraglio ha vissuto con il patema d’animo per il rischio concreto di essere destituito senza aver commesso la minima infrazione. A giugno è andato in pensione per sopraggiunti limiti d’età in un clima che ha precluso qualunque eventuale proroga. Oggi è un pensionato a tempo pieno benché i colleghi, con gradi e percorso analoghi al suo, abbiano ottenuto altri incarichi. Io non intendo addentrarmi in riflessioni sulle alchimie politiche superiori, non le conosco. Noto sommessamente che dal giorno successivo al suo ritiro la vicenda è caduta nel silenzio e il suo nome nell’oblio».

 

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