Pubblicità e polemiche: il sessismo del basket argentino

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Tutto il mondo è paese, un brutto paese, o meglio, una brutta società fatta di televendite e pubblicità sessiste.

Oggi è assurdo parlare di sessismo, è ancora più assurdo parlare di sessismo quando si tratta di sport. Eppure nel 2017 ancora ci tocca farlo. In questo caso si tratta della pubblicità della lega femminile di pallacanestro argentina.

Sono giorni che sul web impazzano i commenti allo >>>SPOT<<<. Perchè a sfilare sono delle modelle professioniste, non delle cestiste professioniste. Nessuna giocatrice, solo belle (bellissime, per carità) bambolone strette nelle loro micro divise. Nessuno gioca a basket, nessuno fa sport, ma neanche per sbaglio. Bisognava usare vere immagini di gioco, vere partite. Non vendere quello che non è, ma promuovere lo sport e la visione dello stesso. Poco importa che in sottofondo ci sia una musica che incita ad impegnarsi e a lavorare duro per coronare i propri sogni, raggiungere gli obiettivi e seguire le passioni.

«Come donna e come amante del basket non mi è veramente piaciuta la pubblicità della Lega Femminile di pallacanestro. Sembra più uno spot fatto alle scarpe con una modella perfetta piuttosto che un invito a vedere buon basket giocato da donne vere». E’ solo uno dei commenti che si leggono su Facebook e riassume un po’ l’indignazione generale.

Doveva essere un sostegno al basket giocato dalle donne ma proprio le donne, giocatrici e non, sono state offese.
Machista è il termine in spagnolo con cui è stata più volte definita la pubblicità (anche dagli uomini), non la sola del genere, che ha come titolo: «Ti verrà voglia di seguirla». Che poi seguire chi? Cosa?Teoricamente sarebbero le partite, non la modella, ma il fraintendimento è lecito.

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