“Ho denunciato mio figlio di 15 anni”

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La storia di Ivana è diversa dalle altre, è la storia di una madre disperata, di un gesto estremo. Ivana ha denunciato suo figlio di appena 15 anni. Per “evitare che si perdesse, perché si stava perdendo”.

Ivana ha raccontato la sua storia in una lettera indirizzata a Concita De Gregorio, al suo blog su repubblica.it. “Rannicchiata nel mio letto aspetto che il sonno arrivi. Ho deciso di scrivere a te ciò che una madre prova quando per salvare (o almeno spera) un figlio arriva a prendere decisioni davvero difficili. Ho lottato qualche anno con ogni modo per non arrivare a questo punto, speravo che l’amore, le diverse strategie consigliatemi facessero effetto”.

Ivana ha 39 anni, vive alla periferia di Torino, è separata da dieci. Lavora come impiegata. Ha avuto suo figlio a 24 anni, era felice. Poi è cambiato tutto. Lui la picchiava, chiedeva soldi per comprare droga e se la madre non glieli dava la minacciava con un coltello, la prendeva a calci e pugni. Dopo la denuncia, visti i referti medici della madre, il ragazzo è stato assegnato dal giudice a una comunità. È fuggito dopo poco, ha commesso un reato, è stato allora chiuso in carcere minorile. Ora è di nuovo in comunità, ma fuori provincia.

Ivana spera che le cose cambino, “perché lui è buono nell’anima io lo so. È violento, anche suo padre lo era. La violenza purtroppo ti segna per sempre”.

“Gli psicologi il Sert le Asl. La scuola. Ho lottato per quel bambino nato 15 anni fa. Piccolo, indifeso, che cresceva, adorato dalla sua mamma, e lui attaccato a lei. Ora è un adolescente, sofferente, che ha smarrito se stesso. Sono arrivata a denunciarlo per arrivare all’ultimo aiuto che potevo ancora dargli. Volevo per lui un luogo dove riuscisse, e lo aiutassero, a recuperare se stesso. Ma il mio adorato ragazzo non ha accettato neanche questo aiuto, la comunità”.
“Allora il carcere. Come si sente una madre che fa queste scelte? Avevo la casa distrutta, rientrava alle sette del mattino. Con la morte nel cuore e nell’anima tutto il giorno mi chiedo: ho fatto bene? Sono una madre non degna di questo nome? Poi penso come vedevo il mio amato figlio, senza nessuno scopo, rabbioso, rovinarsi. Non avevo scelta. Ero sicura che fosse entrato in un giro terribile, che facesse uso di droghe: lo ero anche quando nessuno mi credeva. Il padre con lui sempre indulgente, toccava a me dire no”.

“Ora l’unica speranza è che questo carcere – suo e mio – possa servire. L’unica cosa che mi dà forza è sperare, portandomi dentro angoscia, un vuoto incolmabile, un senso di colpa che ogni giorno va gestito – sperare di ritrovare il bambino di quella foto, il mio meraviglioso figlio neonato, e dargli di nuovo la speranza e la fiducia nella vita che vedevo nei suoi grandi occhi bruni”.

Chissà se il figlio di Ivana capirà mai che quello di sua made è stato il più estremo gesto d’amore che una donna possa compiere. Chissà se si renderà mai conto di quanto soffre una madre che ha mandato in galera il proprio figlio. Però gli ha salvato la vita. Per adesso. Quanto può essere crudele la vita.

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