“Basta traffico di migranti”, Generazione Identitaria blocca nave Ong

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Nella notte scorsa attivisti di Generazione Identitaria Italia e Identitäre Bewegung Österreich, presso il porto di Catania, muniti di un’imbarcazione, hanno bloccato la nave Aquarius, mentre tentava di salpare verso le coste libiche.

“La nave stava tornando in Libia per imbarcare altri immigrati irregolari destinati alla nostra sostituzione etnica” hanno dichiarato i responsabili di Generazione Identitaria. Il blocco è stato poi rimosso dalla Guardia Costiera.

I militanti hanno fatto sapere di aver condotto quest’azione in maniera pacifica, ma con fermezza, per protestare contro la grande sostituzione del popolo italiano e di quello europeo, ma anche contro le assurde morti in mare che queste Ong causano alimentando l’illusione di un Eldorado inesistente: “Tutto ciò avviene quotidianamente nel Mediterraneo, e noi abbiamo detto basta”.

“Mai più sbarchi, mai più genocidio silenzioso contro gli europei, mai più morti in mare” è lo slogan degli attivisti di Generazione Identitaria, già protagonisti di un’azione eclatante lo scorso gennaio. “Contro l’islamizzazione, remigrazione”, con questo slogan un gruppo di militanti aveva occupato il palco del cinema Lux di Borgosesia (VC), dove si stava svolgendo la manifestazione “Italiano sono anch’io”, interrompendola (leggi qui).

La protesta contro il traffico di esseri umani realizzata da Generazione Identitaria, avviene nelle stesse ore in cui si riapre la vicenda della morte dell’avvocato di origine somala Deeqa Aden Gureye Dego, 46 anni. Con ogni probabilità, come riferisce La Stampa, Gureye Dego aveva scoperto chi gestiva, già nel 2012, la tratta di uomini dall’Africa al Nord Europa, compreso l’inquietante capitolo dei ricongiungimenti familiari attraverso passaporti ed esami del Dna falsi. Oggi, su questo racket spietato e dal giro di affari milionario, si sa molto di più.

“Ma l’avvocato – racconta il quotidiano torinese – allora uno dei più influenti e amati portavoce della comunità somala torinese, è morta senza avere avuto il tempo di rivolgersi agli inquirenti. Aveva molta paura, in quei mesi. Qualcuno aveva scritto su Twitter, a settembre: «Deqqa sarà uccisa di notte». Firmato Careless World. Quando, la notte di lunedì 30 settembre 2012, alle 3,05, fu trovato il corpo senza vita dell’avvocato (era nata in una famiglia importante della Somalia, conosceva sette lingue ed era laureata in giurisprudenza), sul selciato del ponte Vittorio Emanuele II, si era pensato a un incidente. Gli amici e il marito Luigi Tessiore però non hanno mai avuto dubbi: era stata semplicemente uccisa.

 

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