Le Iene e il Blue Whale: il videogioco che spinge i bambini al suicidio

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Mode assurde, folli, al mondo ce ne sono migliaia. L’ultima è quella raccontata da Matteo Viviani de Le Iene, si chiama blue whale ed è “solo” un gioco, ma è un gioco che sta spopolando che ha già fatto più di 100 vittime.

Il blue whale, come racconta il servizio de Le Iene, è un gioco che dura 50 giorni e l’ultimo livello porta al suicidio, un suicidio filmato. Un gioco perverso che porta i bambini al suicidio. In Russia è un vero e proprio allarme, tanto che persino in tv vanno in onda degli spot che invitano i ragazzi a non giocare e spiegano ai genitori come si può frenare questa follia. Ma in cosa consiste?

Quasi tutti i ragazzi vengono manipolati fino ad arrivare a gettarsi dal palazzo più alto della città. Il problema però non è solo in Russia. A Livorno un ragazzo si è gettato dal palazzo più alto della città, potrebbe essere il primo caso di blue whale in Italia.

Per capire come funziona, Viviani ha parlato con le famiglie di alcune vittime.

I ragazzi si avvicinano al gioco perchè se ne parla nella scuola, perchè qualcuno sui social network li ha contatti e una volta che iniziano a giocare, non riescono a uscire. In primis perchè chi sta dietro al gioco minaccia i bambini parlando delle loro famiglie. I bambini hanno quindi paura di perdere i loro genitori e non parlano. Le due mamme intervistate da Le Iene non si erano accorte di nulla eppure erano molto presenti nella vita delle loro figlie.

Il gioco dura 50 giorni, durante i quali i bambini non devono parlare con i loro genitori, con gli amici ma solo con i curatori ai quali devono mandare le foto di quello che fanno. Viene chiesto loro di tagliarsi, di guardare film horror, di ascoltare musica triste, vengono inviati loro dei video di altri suicidi. Tutto deve essere fatto nella notte, l’orario delle azioni è generalmente le 4 di notte. La mente dei bambini viene quindi manipolata meglio considerato il fatto che si è in una fase di semi coscienza tra sogno e realtà. I bambini mandano le foto di quello che sta accadendo e di quello che fanno e possono passare al livello successivo. Il 50esimo giorno sono pronti per morire. Quasi tutti devono salire sul palazzo più alto della città, più è alto e più il punteggio del gioco finale sarà migliore. Devono filmare e farsi filmare. I bambini, completamente vittime di questo gioco si suicidano davvero. E’ il curatore a scegliere la modalità, una delle vittime del blue whale, ritenuta da chi gioca una persona speciale,ha avuto una morte diversa. Ha dovuto sdraiarsi sui binari di una ferrovia e appoggiarsi in modo tale che il treno le tagliasse la testa, il tutto chiaramente ripreso.

In Russia le indagini hanno portato anche all’arresto di uno dei curatori. I curatori sono le persone con le quali i bambini entrano in contatto una volta che iniziano a giocare per 50 giorni devono seguire le loro regole. La polizia Russa che indaga da un paio di anni su questi strani suicidi è arrivata alla conclusione che in questo gioco, il gioco della balena che porta al suicidio ci sono coinvolte delle persone colte che nella maggioranza dei casi hanno studiato psicologia o materie affini, persone che sanno come manipolare la mente dei bambini. Una delle persone arrestate, un curatore, ha spiegato che il mondo è migliore senza i bambini morti dopo aver fatto il gioco del blue whale; una sorta di pulizia etnica che secondo il loro punto di vista porta all’eliminazione di chi non avrebbe dato nulla di migliore alla società. Ovviamente si tratta di deliri di onnipotenza.

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