Siria: retromarcia Usa, Dipartimento Stato “Nessun forno crematorio”

Hanno destato numerose polemiche le accuse mosse alla Siria di Assad: in particolare quella dei forni crematori nel penitenziario governativo di Saydnaya ha fatto riemergere storie orrende del passato. E invece…

E invece sembra che le cose nel carcere in Siria non stiano esattamente come fatte circolare in maniera mediaticamente esponenziale nei giorni scorsi. Come ha riportato il sito difesaonline, infatti, a ridimensionare la storia dei forni crematori nel carcere per eliminare ogni traccia degli oppositori è stato il Segretario per le questioni del Medio Oriente Stuart Jones. In un incontro con la stampa, avrebbe precisato: “Nella prigione governativa di Saydnaya in Siria, probabilmente non c’è nessun forno crematorio. Una parte dell’edificio, ristrutturato nel 2013, risulta semplicemente più caldo”

La terribile storia dei forni crematori era stata rilanciata (ad arte?) nei giorni scorsi: ad avanzare le prime denunce, infatti, era stata Amnesty International, associazione sempre in prima linea quando c’è da puntare il dito contro il governo di Damasco, nello scorso febbraio. “Secondo Amnesty – si legge su difesaonline – dal 2013 a oggi sarebbero stati eliminati dai 5000 ai 13000 prigionieri, i cui corpi poi sarebbero stati bruciati dai soldati di Assad, per occultare le prove. Amnesty aveva provveduto anche ad elencare tutto un piano di torture ed esecuzioni programmate, dando l’idea dell’esistenza di un vero e proprio lager”. Le fonti sarebbero ex prigionieri, ONG locali e non meglio precisati agenti dell’intelligence.

Va ricordato che tra i finanziatori di Amnesty International, negli anni scorsi, è apparsa la Open Society Foundation – di proprietà di Soros – che ha finanziato la Ong che si batte per i diritti in ogni angolo del mondo in maniera un po’ ambigua. Ci si chiede infatti dove guardasse Amnesty International – assieme a molte altre Ong – quando i tagliagole dell’Isis cominciavano la loro espansione tra la Siria e l’Iraq, mentre oggi sono pronte a puntare il dito contro il governo guidato da Assad. Così, il Dipartimento di Stato Usa, avrebbe anche aggiunto che nella prigione siriana situata a meno di 50 km da Damasco, sarebbero stati eliminati per impiccagione circa 50 prigionieri al giorno.

Ancora una volta, dunque, sono state lanciate accuse alla Siria di Assad senza prove concrete, come successe per il presunto attacco chimico a Khan Shaykhun di aprile. Le foto satellitari addotte nella documentazione per la denuncia, mostrano alcuni edifici della prigione che in inverno non sono coperti dalla neve come il resto della struttura: è un ragionamento sufficiente per ipotizzare l’esistenza di un forno crematorio?

Purtroppo a un attacco mediatico e di forte impatto come quello riguardante la presenza dei forni crematori, non corrisponderà un altrettanto risalto mediatico che parlerà della retromarcia del Dipartimento di Stato Usa.

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