Ugl, dai rassegnati all’estinzione ai fautori del ritorno della zarina

Renata Polverini, Ugl
Renata Polverini

Quando nel febbraio scorso Capone comunicò in segreteria confederale che Renata Polverini era decaduta da associata alla Ugl (senza però comunicarlo all’interessata) in molti pensarono che ormai la Ugl era libera, finalmente, di operare scelte organizzative interne e scegliere strade politiche da percorrere senza la figura ingombrante di Renata Polverini che, nonostante non fosse più segretaria generale dal 2010, aveva ancora un’influenza notevole su tutta l’organizzazione.

Nemmeno l’avviso di garanzia ricevuto da Cetica e dalla Polverini sembrava aver intaccato quel rapporto con Paolo Capone che poi all’improvviso s’interruppe con la famosa raccolta di firme contro il segretario generale che andò a vuoto solo grazie alla retromarcia dell’attuale vice segretario Giancarlo Favoccia che riuscì a convincere molti consiglieri nazionali a ritirare la firma. L’azione era rivolta a far decadere Capone e mettere al suo posto un sindacalista più fedele di Capone alla signora Polverini.

Una versione ufficiale non esiste se non voci, peraltro molto attendibili, che vedevano in pool position l’attuale vice di Capone, Claudio Durigon, anonimo personaggio che fino a pochi anni fa era completamente sconosciuto ai “romani” e che si era solo occupato di ciò che accadeva a Latina. Ma si sa le vie del sindacato come quelle della politica sono come quelle del Signore, infinite, e quindi il buon Durigon, non avendo né arte né parte riuscì a conquistarsi un posto al sole facendo l’ascaro della Polverini che se lo portò anche in Regione Lazio per fargli guadagnare uno stipendio per poi, una volta lasciata la presidenza della regione, posteggiarlo come dipendente della confederazione.

Fu, infatti, proprio Durigon che, insieme ad altri “pretoriani” della Polverini, firmò una lettera contro la decisione di Capone di mettere fuori l’ex segretaria generale. All’improvviso, però, capendo che l’azione di Favoccia aveva blindato lo stesso Capone, il signor Durigon fece retromarcia anzi invertì la rotta e divenne da Polveriniano un Caponiano di ferro al punto da diventare il braccio destro di Capone ed emarginare Favoccia. Nel frattempo l’ex opposizione di “ripartire dal territorio” era stata tutta neutralizzata e fatta rientrare nei ranghi anche grazie alla “mediazione” di Durigon che divenne tanto importante da riuscire a prendersi anche la tre giorni del primo maggio a Latina dove, nonostante i 48 pullman giunti da tutta Italia l’Ugl riuscì a radunare al massimo 1500 volenterosi che sfilarono in corteo per le vie della città.

Questo racconto per evidenziare, come stanno facendo molti nostri lettori e molti dirigenti sindacali, che anche senza la Polverini la Ugl non è migliorata nei metodi di gestione dell’organizzazione al punto che in pochi credono che quella che veniva definita “la zarina” sia definitivamente fuori dalla scena della Ugl. Forse non lo crede nemmeno Capone che, però, oltre a chiedere aiuto politico ieri alla Meloni e domani non si sa a chi, continua a rinviare il congresso invece di accelerarlo sapendo benissimo che ogni giorno che passa gruppi di associati si dimettono perché non condividono l’operato della segreteria generale.

Renata Polverini intanto tace e questo silenzio qualcuno lo interpreta nel senso che è proprio lei a “far cuocere nel proprio brodo”, come si dice in gergo il povero Capone che, in molti pensano non sia nella condizione migliore per far fronte a quanto potrebbe accadere da un momento all’altro sia all’Enas che alla federazione del credito che potrebbe, alla fine dell’anno, perdere rappresentatività e con essa permessi e distacchi (compreso quello dello stesso Capone).

Non passa poi giorno che non si abbiano notizie sulla defezione di dirigenti sindacali stufi di sopportare un clima da disfatta e di arroganza come denunciato dall’ultima uscita in Sicilia, la ex consigliera nazionale Margherita Gambino, che prima di approdare alla Cisl ha inviato un messaggio in cui dice di lasciare la Ugl in quanto questo sindacato non tutela “più i lavoratori ma solo chi latra carponi senza esprimere opinioni” e conclude dicendo “mi risulta ripugnante rimanere!!!”.

Parole dure che pesano ma che sembra non preoccupino più di tanto chi dovrebbe preoccuparsi di queste continue defezioni. Insomma la Ugl sta vivendo questo momento tra chi se ne va per disperazione e chi rimane ma non reagisce e si rassegna a questo stato di cose ormai denunciato da tutti coloro che abbandonano la nave che sta affondando. Come abbiamo scritto giorni fa, più di qualcuno “rimpiange” i tempi della Polverini che con il pugno di ferro governava tutto e tutti.

Chissà se questi nostalgici non stiano preparando il grande rientro in Ugl della Renata di Forza Italia? La domanda rimane, per ora senza risposta e qualcuno potrebbe anche riderci sopra ma il silenzio della Polverini è sicuramente “sospetto” ovviamente in senso benevolo e forse tra la mura di Montecitorio o passeggiando con qualche amico per le strade di Roma potrebbe essere proprio la zarina a dire: “ride bene chi ride ultimo”.

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5 Commenti

  1. francesco said:

    Sig. Visconti, non ha ancora bene capito chi comanda davvero oggi in UGL. Riprovi, sarà più fortunato.

    • Massimo Visconti said:

      “Chi comanda davvero oggi in Ugl” non è un problema mio ma forse la domanda se la dovrebbero porre gli associati che dovrebbero essere anche messi nella condizione di darsi una risposta…ma questo non avverrà mai.

  2. Pingback: Ugl, rassegnata all’estinzione? – Difende sempre il LAVORO

  3. Elena Gola said:

    Questa mattina ero intenta a leggere un articolo di Bentivogli (Cisl) apparso su “Il Foglio” lo scorso 12 Aprile dal titolo “Manifesto per una rivoluzione sindacale (e facciamo presto)” nel quale in maniera più che corretta il sindacalista provava a ridisegnare le priorità degli anni a venire, e quello dalla giornalista Rosalba Carbutti apparso proprio oggi su Quotidiano.net dal titolo “Sindacati, la fuga dei giovani. Nessuno ci tutela” dal quale si evince che la composizione delle Organizzazioni dei lavoratori è data per la maggioranza assoluta (o giù di li) da pensionati e che gli iscritti under 30 sono soltanto (quando va bene) il 20%. Ritengo queste analisi interessanti ed impietose che obbligherebbero i sindacati ad interrogarsi su cosa e come fare per interpretare il loro ruolo negli anni 20, che dovrebbero inchiodarli ad una task force permanente per stabilire le priorità. Infine, son venuta qui a leggere delle solite ed inutili diatribe che caratterizzano il nostro mondo e mi son resa conto che l’espressione “siamo alla frutta” è oramai soltanto un rosea aspettativa e che conferenze programmatiche (inutili) a parte di ragionamenti sindacali non ce n’è ombra. Poi … l’illuminazione (se fossi una giornalista indagherei sulla questione): vuoi vedere che è in atto uno spin-off dei personaggi ritenuti “poco affidabili” ? Ragioniamo … Se è vero che la soglia vitale di iscritti per una Utl è di circa 300 Iscritti che versano in media 15,00 Euro cadauno, è altrettanto vero per far continuare il funzionamento del sistema così com’è oggi basterebbero anche e soltanto 30.000 iscritti in tutta Italia. Ora, posto che coloro che dovrebbero dare le patenti di affidabilità sono gli stessi artefici della melina romana, gli stessi che non mantengono una parola che sia una, gli stessi che il giorno dopo aver promesso qualcosa lo dimenticano, e gli stessi che hanno cambiato almeno tre capi bastone in due anni, mi chiedo: vuoi vedere che l’emorragia di iscritti e dirigenti è una lucida strategia ?

    • Massimo Visconti said:

      Gentile Signora Elena, Le racconto un aneddoto che riguarda la vecchia CISNAL. Era il 1977 e la maggioranza dei deputati missini che erano usciti dal gruppo parlamentare dell’MSI dette vita ad un partito chiamato Democrazia Nazionale. Tra questi deputati vi era l’allora Segretario Generale della CISNAL onorevole Gianni Roberti. Una mattina un nutrito gruppo di giovani dirigenti sindacali di base, fra cui il sottoscritto, decise di occupare la sede Confederale di Via Principe Amedeo. Tralascio tutto il contorno dalla stampa che si gettò a capofitto sull’avvenimento all’arrivo della polizia che poi con la forza sgomberò il palazzo. Riuscimmo ad entrare in modo molto “vivace” nella stanza del Segretario Generale e Roberti urlava affinché uscissimo. Vista la nostra determinazione, ed in attesa che arrivasse la polizia che poi ci cacciò, Roberti volle sapere i motivi della nostra protesta. Spiegammo che la nostra base era composta, in maggioranza da missini rimasti fedele a Giorgio Almirante e che lui (Gianni Roberti) non poteva trascinare il sindacato in un’avventura come quella di Democrazia Nazionale che avrebbe messo tanti iscritti nella condizione di lasciare la CISNAL così da rendere il sindacato (cito testualmente) un “bidone vuoto”. La risposta di Roberti fu (cito ancora testualmente): “vuoto ma mio!”. Roberti però era, alla fine, un uomo d’onore che si era lasciato ingannare da altre situazioni e l’anno dopo lasciò la segreteria generale. Il suo sospetto sul fatto che possano rimanere pochi iscritti ma “tutti controllati” non è distante dalla risposta che Roberti ci diede con la differenza che comunque Roberti rispettò lo statuto e messo in minoranza se ne andò. La conclusione la lasciamo in sospeso.

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