La storia di Lola, schiava di un giornalista Premio Pulitzer

Alex Tizon, il giornalista Premio Pulitzer 1997, ha avuto una schiava per tutta la vita. Si chiama Lola e la sua storia è in uscita sul numero di giugno della rivista The Atlantic.

Questa è la storia di Lola, che era stata convinta a lavorare (come schiava ) dai Tizon quando aveva solo 18 anni: era stato il nonno del giornalista a persuaderla, perché aveva bisogno di qualcuno che si prendesse cura della figlia, dodicenne.

Lui nel frattempo le offriva vitto e alloggio. E per tutta la vita non le avrebbe concesso altro. Lola è diventata a tutti gli effetti una schiava, e quando la figlia di Tizon si è sposata e la famiglia, negli Anni Sessanta, si è trasferita negli Stati Uniti, la donna si è sentita costretta a seguirla, dietro la promessa di ottenere finalmente un compenso per il proprio lavoro, per poter mandare dei soldi a casa, dove non aveva mai potuto fare ritorno.

Inutile dire che il patto non è mai stato mantenuto. Lola è stata costretta a lavorare senza giorni di riposo e senza uno stipendio, sottoposta a continue umiliazioni. Alex Tizon, all’epoca del trasferimento negli Stati Uniti, aveva quattro anni, e non capiva bene quale fosse il ruolo di Lola. Per lui era una tata adorabile, ma i genitori la maltrattavano continuamente. Qualche anno dopo fu il fratello maggiore a spiegargli la verità: «È stato lui ad introdurre la parola schiava nella mia interpretazione di quello che era Lola. Prima che lo dicesse pensavo che lei fosse solo uno sfortunato membro della nostra famiglia. Odiavo quando i miei genitori le urlavano dietro ma non avevo mai capito che loro, e quell’intero accordo, fosse immorale».

Ma nelle Filippine, scrive il giornalista, «la schiavitù ha una storia lunga. Oggi anche i poveri possono avere degli utusans o katulongs (aiutanti) o kasambahays (domestici), finché ci sono persone più povere. Il lago in cui pescare è profondo».

Per Tizon, si trattava di una situazione insostenibile. «Avevamo passato i primi dieci anni negli Stati Uniti a cercare di andare bene. Avere una schiava non andava bene. Avere una schiava mi fece venire dei gravi dubbi su che tipo di persone eravamo e sul Paese da cui venivamo». E il ruolo di Lola era un motivo di contrasto con i suoi genitori. Insieme ai fratelli, Tizon, una volta cresciuto, ha fatto in modo di fare ottenere la cittadinanza americana a Lola e, dopo la morte della madre, nel 1999, l’ha invitata a vivere con la moglie e le loro due figlie.
Le ha garantito una stanza per sé e 200 dollari a settimana. E la libertà. Quando Lola aveva 83 anni, insieme sono andati nelle Filippine, ed è lì che, alla sua morte, Tizon ha portato le sue ceneri.

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