Mafia: dall’impegno di Falcone e Borsellino alle parole di Saviano&Co

Come ogni anno, va in scena il festival della retorica sull’antimafia: a ricordare i 25 anni della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino su Rai1 ci saranno i soliti personaggi tra cui Pif, Fabio Fazio e Roberto Saviano.

Con ogni probabilità sarà il solito ricordo a metà e distorto che lascerà accuratamente nel dimenticatoio parole di Borsellino come queste: “Potrei anche morire da un momento all’altro, ma morirò sereno pensando che resteranno giovani come voi a difendere le idee in cui credono: ecco, in quel caso non sarò morto invano”.

Questo saluto, infatti, venne pronunciato dal magistrato italiano ucciso in via d’Amelio nel 1990, rivolgendosi ai giovani del Fronte della Gioventù, movimento giovanile del Msi, durante la festa organizzata a Siracusa. Chissà che faccia faranno i tre conduttori della solita patetica serata su Rai1 all’insegna dell’antimafia quando verranno a sapere della partecipazione di Borsellino a un evento organizzato da giovani di destra.

Ma c’è dell’altro: proprio Roberto Saviano, infatti, è tra i sostenitori della liberalizzazione delle droghe, il cui commercio da sempre è gestito dalle organizzazioni criminali. “Serve a combattere i traffici clandestini” è la solita motivazione di Saviano alle sue teorie. “Pensare questo è da dilettanti di criminologia” risponderebbe Borsellino. Nel 1989, infatti, il giudice palermitano sosteneva “Forse non si riflette che la legalizzazione del consumo di droga non elimina affatto il mercato clandestino, anzi avviene che le categorie più deboli e meno protette saranno le prime ad essere investite dal mercato clandestino”.

E ancora “Resterebbe una residua fetta di mercato clandestino che diventerebbe estremamente più pericoloso, perché diretto a coloro che per ragioni di età non possono entrare nel mercato ufficiale, quindi alle categorie più deboli e più da proteggere. E verrebbe ad alimentare inoltre le droghe più micidiali, cioè quelle che non potrebbero essere vendute in farmacia non fosse altro perché i farmacisti a buon diritto si rifiuterebbero di vendere. Conseguentemente mi sembra che sia da dilettanti di criminologia pensare che liberalizzando il traffico di droga sparirebbe del tutto il traffico clandestino e si leverebbero queste unghia all’artiglio della mafia”.

Ricordare Falcone e Borsellino a 25 anni dagli attentati di Capaci e via d’Amelio è doveroso; altrettanto doveroso è vigilare sulle persone che ne detengono il monopolio del ricordo.

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