Gentiloni vara l’Ape (anti)sociale

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Come avveniva e avviene nei migliori regimi dittatoriali, il presidente del Consiglio Gentiloni si fa fotografare mentre firma il decreto attuativo della cosiddetta Ape, acronimo di anticipo pensionistico, che in questo caso viene definita sociale perché la possibilità di usufruire di questo “anticipo pensionistico” è in forma gratuita per i lavoratori che ne fanno domanda.

La diffidenza di certi gesti plateali nasce quando si tratta di parlare di manifestazioni che danno luogo ad esteriorità che, come ci dice il dizionario della Treccani spiegando il termine, altro non sono che un “complesso di atti o manifestazioni esteriori, spesso non corrispondenti al sentimento interno”. Infatti si potrebbe chiedere al presidente Gentiloni e al vero padre di questa Ape, Matteo Renzi, se ambedue sono veramente convinti che questo anticipo pensionistico sia un “regalo” fatto ai lavoratori e non un diritto “concesso” in ritardo e, in alcuni casi, “mutilato” nell’importo e di cui gli stessi beneficiari sono stati privati dalla legge Fornero, tanto vituperata da tutti ma da nessuno sconfessata, se non dalla Lega di Salvini.

Oggi Gentiloni e lo stesso Renzi, che sui social si compiace di questo decreto attuativo, vogliono farci credere che permettere ad un lavoratore di 63, con almeno 30 anni di contributi versati, innalzati a 36 per alcune categorie, che ha perso il posto di lavoro e che da almeno tre mesi ha cessato di godere degli ammortizzatori sociali possa accedere ad un trattamento pensionistico, che comunque non può però superare i 1.500 euro lordi e non è soggetto a rivalutazione, sia una gentile concessione del governo a chi ha pagato per 30 o 36 anni i contributi previsti dall’assicurazione obbligatoria e questo solo perché ottiene l’assegno pensionistico tre anni e sette mesi prima del previsto (dalla legge Fornero).

Gentiloni e specularmente Renzi, vogliono farci credere che, rispetto alla vituperata legge Fornero, che innalzo dalla sera alla mattina il limite di età a 67 anni per accedere alla pensione, questa Ape, che loro chiamano sociale, sia un vantaggio per chi ha un consistente numero di anni di contributi versati? Certo, qualcuno obbietterà, rispetto alla legge Fornero questo è un vantaggio di cui possono godere tutti coloro che hanno i requisiti previsti dall’articolo 1 della legge di stabilità del 2017 che, come tutte le leggi italiane, rischia di far impazzire anche il migliore degli esperti di leggi e atti amministrativi della repubblica.

Infatti l’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016 n° 232 (legge di stabilità 2017) è composto di ben 638 commi che rimandano da un comma all’altro e da un articolo all’altro. Infatti se in un comma si parla dei requisiti previsti per l’accesso all’Ape, i 30 o 36 anni di contribuzione, subito si rimanda ad un comma successivo che mette i limiti di spesa entro i quali detto “beneficio” può essere richiesto ovvero l’Inps può erogare l’Ape sociale fino a concorrenza dei massimali previsti dalla legge e quindi questa Ape non è più un diritto soggettivo ma è legato alle disponibilità di bilancio, così come è successo per gli esodati che nel 2011 rimasero senza pensione e senza stipendio perché la disponibilità finanziaria e numerica prevista dalla legge Fornero, per far accedere anche questa categoria alla pensione, non era sufficiente per tutti e in tantissimi furono costretti ad aspettare anni prima di poter andare in pensione.

Insomma potrà accedere a questa Ape social chi prima farà domanda mentre a chi arriverà dopo, la domanda potrà essere rifiutata se non vi sono le coperture economiche necessarie. Stesso discorso vale per i famosi “precoci quota 41” ovvero quei lavoratori che abbiano almeno 12 mesi di contribuzione effettuata prima dei 19 anni di età e che abbiano versato almeno 41 anni di contributi. Insomma siamo arrivati al ridicolo che un lavoratore dopo 41 anni di contribuzione obbligatoria non può reclamare un diritto sacrosanto come quello della pensione.

Il rischio è che si stanno ricreando le stesse condizioni degli esodati della legge Fornero e che si allarghi la platea di coloro che vengono discriminati dall’assenza di risorse finanziarie come se la fruizione di un diritto fosse una manifestazione podistica in cui viene premiato solo chi arriva primo. Eppure il coro dei politici che gioiscono per questo decreto è vasto dal presidente del consiglio Gentiloni alla sottosegretaria Maria Elena Boschi, con qualche deriva anche tra i deputati dell’opposizione, per finire con il segretario del PD Matteo Renzi il quale ha detto che la firma del decreto attuativo dell’Ape rappresenta una “promessa mantenuta”.

Forse sarebbe bene ricordare che le sue “promesse” finiscono sempre con il costare parecchio e il prezzo di questo costo lo pagano solo i lavoratori sia con l’Ape (anti)sociale che con l’Ape volontaria che ingrasserà le banche e diminuirà per 20 anni di un terzo la pensione per chi è caduto nel tranello della pensione anticipata. Il problema è che anche se si arrivasse all’abrogazione di una legge iniqua come la legge Fornero, i danni che questa legge ha provocato rimarrebbero sulle spalle della gente e nella disperazione delle tante famiglie che hanno vissuto sulla loro pelle i suicidi dei propri cari.

Ora caro Renzi e caro Gentiloni vantatevi pure di questa Ape ma questo decreto è solo l’ennesima presa in giro per chi ha versato contributi allo stato e non riceve quello che dovrebbe essere il dovuto ma tanto è inutile spiegarvelo anche perché nessuno in parlamento vi ostacolerà nella realizzazione di questi progetti che di sociale hanno solo il titolo. Forse nemmeno una parte dell’opposizione.

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Un Commento

  1. giuseppe said:

    Pseudo opposizione e governo abusivo, il quarto non eletto, spalleggiato dagli impresentabili piddini e rifiuti vari nella grande ammucchiata antinazionale e antisociale, ancora una volta dimostrano la loro criminale volontà di truffare lavoratori e pensionati italiani.
    Santa ghigliottina!!!!!!

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