Ugl, Capone va in giro per l’Italia a cercare proseliti (che non trova)

Ugl, Paolo Capone
Paolo Capone

Abbiamo scritto già delle conferenze programmatiche patchwork che il segretario generale (?) della Ugl va tenendo in giro per l’Italia preferendo incontrare pochi addetti ai lavori, suddivisi per regioni o provincie, piuttosto che mettere tutti insieme, dirigenti centrali e periferici, semplici rappresentanti aziendali e rappresentanti degli organismi paralleli in una grande conferenza organizzativa.

Una strategia studiata a tavolino con il suo fido vice segretario Claudio Durigon che, reduce dalla tre giorni festaiola di Latina, che lui ha definito un successo ma che considerati i 48 pullman giunti da tutta Italia e considerate le foto che vedono dietro i tanti striscioni delle categorie un numero esiguo di persone, non può essere certo presa ad esempio organizzativo di manifestazioni sindacali celebrative del primo maggio di una confederazione che si autodefinisce maggiormente rappresentativa. Ritornando però al “pellegrinaggio” che Capone sta facendo in varie parti della penisola e guardando le foto che vengono postate sui social inneggianti alla nuova era post polveriniana, non si può non registrare come anche quelle riunioni dimostrino la inconsistenza numerica del progetto di Capone che fino ad ora, e specialmente negli ultimi mesi, ha dovuto assistere alla fuga dalla Ugl di dirigenti e iscritti di tutti i territori e di tutte le categorie.

Ultima dimostrazione di questo fallimento organizzativo è la riunione di Firenze dove Capone è stato costretto a parlare in una stanza della sede locale del sindacato in via ponte alle mosse alla presenza di un pugno di persone che rappresentavano i pochissimi iscritti che si contano in toscana. La riprova di quanto sopra affermato sta nel fatto che, contrariamente alle altre volte dove qualche decina di persone almeno venivano fotografate, di questa riunione non è circolata nemmeno un’immagine.

Ciò nonostante si leggono comunicati stampa dove si evince che Capone ha parlato dei massimi sistemi ad una platea sterminata. Da queste pagine cerchiamo di dare ai nostri lettori una chiave di lettura di questi anomali comportamenti ma certe volte riesce difficile anche al cronista e al commentatore fare analisi che diano un senso a determinati comportamenti.

Apparentemente sembrerebbe che tutto quello che oggi la Ugl sta facendo vada nella direzione, non di una ricomposizione delle fratture che in questi tre anni hanno dilaniato la confederazione con tanto di espulsioni di nomi che hanno fatto la storia del sindacato come il compianto Antonio Franco o l’ex braccio destro della Polverini, il napoletano Salvatore Ronghi, ma di una ulteriore scrematura messa in atto da una dirigenza che, dopo l’uscita di scena di Renata Polverini e di Stefano Cetica, non ha modificato i metodi ma si sta servendo delle stesse metodologie che nel 2014 a Montesilvano provocarono quella spaccatura. Montesilvano orami appartiene al passato, i contestatori principali della mozione “Ripartire dal Territorio”, che forse poteva dare una speranza di vero rinnovamento organizzativo, o sono stati inglobati e fagocitati dalla segreteria generale e quindi hanno perso anche di credibilità o sono stati espulsi o se ne sono andati in altre organizzazioni.

Nel pubblico Impiego l’Ugl ha perso ogni grado di rappresentatività dopo l’uscita di Intesa FP che ha costituito la confederazione Confintesa, forse unica e vera erede di quei Valori che per anni la Cisnal prima e la Ugl poi hanno rappresentato nei posti di lavoro e tra i lavoratori. Nel privato la Ugl è praticamente inesistente se non con qualche sporadica realtà territoriale ma numericamente inefficace a creare una reale rappresentatività.

L’Enas, il patronato della Ugl, rischia il commissariamento e lo scioglimento perché non raggiunge il punteggio minimo previsto dalla legge per ottenere i finanziamenti pubblici e anche perché è in atto una vasta operazione di acquisizione delle sedi Enas sul territorio da parte di ESAAARCO, la confederazione padronale dove è approdata Renata Polverini. L’unica struttura che sembra ancora dare risultati è il CAF che è in mano ad un amministratore unico di una Srl gestita dalla Ugl e che rappresenta una fonte di guadagno notevole. Anche per il CAF/UGL, da più parti, si chiede che si avviino le procedure per la costituzione di un Consiglio di Amministrazione e di un presidente in modo da poter effettivamente controllare le sue attività.

Ovviamente non si hanno riscontri da parte del signor Capone a queste richieste che vengono dalla base e che rappresentano la voglia di voler realmente partecipare alla formazione di un sindacato che di partecipazione si riempie la bocca ma all’atto pratico, e gli interventi della magistratura lo dimostrano, alla faccia della partecipazione non rispetta nemmeno le regole statutarie. Esiste poi un problema di rappresentanza Istituzionale che consiste nella partecipazione all’assemblea del CNEL che, soprattutto dopo il referendum sulla riforma costituzionale, sembra aver ripreso linfa vitale e sta per riprendere in pieno la sua attività con la nomina, che dovrebbe arrivare a giorni, dei nuovi componenti.

Se i criteri di reale rappresentanza fossero attuati la Ugl ha poco da sperare anche perché è ormai certo che ci sono organizzazioni autonome come la CISAL che può ambire a pieno titolo ad entrare nell’assemblea senza entrare dalla porta di servizio degli esperti. Eppure anche in questo campo si ha l’assurdo che il rappresentante Ugl al CNEL è ancora Giovanni Centrella che, non essendosi dimesso, rimane all’interno di questo organismo. Insomma i problemi di Capone sono tanti e tutti, apparentemente, irrisolvibili se continua a perseguire la strada antica che ha disintegrato l’organizzazione.

Invece di fare questo mesto pellegrinaggio delle conferenze patchwork, che peraltro ha anche dei costi economici, invece di assistere alle continue fughe di dirigenti e iscritti, perché non si creano le condizioni di un “congresso vero” magari con l’elezione diretta del segretario generale dimostrando così che la “partecipazione” non è solo un simbolo da sventolare quando non si hanno altri argomenti? La risposta a questa domanda forse l’ha data una nostra lettrice che giorni fa commentando un articolo ha scritto: “Se è vero che la soglia vitale di iscritti per una Utl è di circa 300 iscritti che versano in media 15,00 euro cadauno, è altrettanto vero per far continuare il funzionamento del sistema così com’è oggi basterebbero anche e soltanto 30.000 iscritti in tutta Italia.

Ora, posto che coloro che dovrebbero dare le patenti di affidabilità sono gli stessi artefici della melina romana, gli stessi che non mantengono una parola che sia una, gli stessi che il giorno dopo aver promesso qualcosa lo dimenticano, e gli stessi che hanno cambiato almeno tre capi bastone in due anni, mi chiedo: vuoi vedere che l’emorragia di iscritti e dirigenti è una lucida strategia?” Non penso ci sia altro da aggiungere.

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6 Commenti

  1. L'OSSERVATORE said:

    Egregio Visconti,
    mi sembra di aver capito che lei non ha ben compreso chi comanda in UGL. Sa perchè forse non lo ha capito? Perchè, tale eminenza grigia, non è mai stata citata in nessun articolo. Riferisca ai “suoi” informatori di informarsi meglio e lei, come oltretutto previsto dalla legge, dovrebbe verificare un pò meglio l’attendibilità delle notizie che le vengono fornite; si chiama giornalismo! Comunque continuo a seguirla con attenzione, se questo può farle piacere.

    • Massimo Visconti said:

      Egregio l’Osservatore (abbia almeno il coraggio di metterci la sua vera faccia) a me non interessa chi comanda nell’Ugl (dovrebbero essere i lavoratori?!?!) né tantomeno sapere se ci sono eminenze grigie o di qualsiasi altro colore Se fossi a conoscenza di qualche burattinaio che tira i fili stia tranquillo che lo scriverei e i “miei informatori” come li chiama lei le garantisco che sono più che attendibili, sicuramente più di lei che, ripeto, si permette di dare lezioni di giornalismo e di etica professionale guardandosi bene dal dire il suo vero nome. Impari lei a fare e dare informazione e se lei è sicuro che io ho scritto cose non vere e non accadute la sfido a contestarmene una. Certo che mi fa piacere che lei continui a seguirmi, lo faccia sempre e comunque e soprattutto ovunque andrò a scrivere, perché una cosa è certa: io non mollo.

  2. Freddo said:

    “L’Enas, il patronato della Ugl, rischia il commissariamento e lo scioglimento perché non raggiunge il punteggio minimo previsto dalla legge per ottenere i finanziamenti pubblici e anche perché è in atto una vasta operazione di acquisizione delle sedi Enas sul territorio da parte di ESAAARCO, la confederazione padronale dove è approdata Renata Polverini”……..sig.Visconti la leggo sempre con molto interesse( anche perché è l’unico che ci ha sempre tenuto informati di ciò che accadeva nell’UGL) e questo scritto che ho riportato qui allarma e non poco ( come se nn fossimo già preoccupati) quindi le chiedo: può darci maggiori informazioni a supporto di ciò che ha scritto? grazie e buon lavoro!

    • Massimo Visconti said:

      Le informazioni che mi giungono sono quelle che sanno tutti e che danno intere sedi Enas con tanto di dipendenti uscire dal patronato. Tutto legittimo in quanto la situazione dell’ Enas non è delle migliori. Non è un segreto che L’Enas stia cercando partner per arrivare al punteggio minimo previsto altrimenti il commissariamento è inevitabile. Chieda a chi ha avuto la responsabilità di presiedere l’Enas (da Vicari a Cetica, da Mattei a Sangue) come stanno effettivamente le cose e vedrà come le risponderanno. Mi dispiace mettere in angoscia i lavoratori ma quello che scrivo non è un segreto e le notizie che mi arrivano sono quelle che girano sia nel sindacato che nel patronato. Io registro solo la cronaca.

  3. Elena Gola said:

    Radio sindacato racconta che nel corso di una riunione che si è svolta il 23 Maggio nella città di Napoli il buon Durigon (terzo commissario regionale in due anni) avrebbe emesso un editto verbale a seguito del quale tutto ciò che è successo nel passato (prossimo e remoto) deve essere dimenticato, ha precisato che non devono esistere più spaccature e che bisogna marciare uniti verso il grande futuro che ci aspetta. A dar forza a queste parole, proferite ad una platea di non più di 30 persone, la ritrovata presenza di vecchi e camaleontici personaggi pronti a subentrargli. Il racconto non avrebbe nulla di interessante se non fosse che ad alcuni di questi era stato promesso dalla Camera dei deputati il ruolo di Segretario(ria) Regionale. Dott. Visconti, una decina di anni fa un candidato sindaco del meridione d’Italia fece affiggere un manifesto sul quale appena sotto la sua fotografia campeggiava lo slogan “L’amico di tutti”. Le reazioni ironiche e non di tutti i suoi contendenti non tardarono a palesarsi tant’è che qualcuno tenne a precisare che se ci si definisce amico di tutti, lo si è anche dei truffatori, degli usurai, dei criminali, etc. Partendo da questo aneddoto sarebbe giusto chiedersi se questa proposta di colpo di spugna è tesa a tollerare il perdurare del mancato rispetto delle regole che in quella regione regna sovrano, se le incompatibilità dei tanti dirigenti saranno ancora dimenticate e se saranno altresì tollerate le presenze nel sindacato di coloro che lavoratori dipendenti non sono mai stati. La richiesta trova cittadinanza poiché in quella regione più che in altre si possono trovare gli esempi di tutte le deroghe del nostro sindacato. Radio sindacato riferisce che gli interventi dei malcapitati astanti erano tutti protesi verso richieste di riorganizzazioni e di svecchiamento, e che addirittura, l’ultimo iscritto a parlare avrebbe contestato gli argomenti trattati poiché ritenuti lontani dal sindacato e molto vicini alla politica.

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