Difesa: Latorre batte i tacchi a Pinotti-Graziano e soffoca in Senato i dissensi su Libro Bianco e ddl

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Il comitato dei capi scimmie

“Troncare, sopire… padre molto reverendo… sopire, troncare…”: il senatore Nicola Latorre (Pd), presidente della Commissione Difesa di Palazzo Madama, strappa a Rolando Mosca Moschini e Ignazio Moncada il ruolo del Conte Zio di manzoniana memoria in tema di Libro Bianco e relativo ddl applicativo.

Appena qualche senatore dei vari gruppi (Battista, Alicata, Buemi, Rossi, tanto per citare i più attenti) tentano di approfondire i punti più discutibili e controversi della contestata riforma delle Forze Armate, lui interviene subito per “troncare” e “sopire” i dissensi. Pericoli per il controllo democratico dell’Apparato della Difesa? Nessuno.

Troppi poteri per il Capo di Stato Maggiore della Difesa? Macché, semplici allineamenti alle esigenze di coordinamento europeo (sic!). Ascoltare qualche autorevole parere dissenziente (tipo quello dell’ex-capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio De Giorgi)? Meglio di no: è vero che andrebbe in qualche modo “risarcito” per l’inqualificabile linciaggio di Tempa Rossa; è vero che è stato prosciolto, ma ormai…

L’impressione è che anche Latorre si sia allineato ai desiderata del consulente quirinalizio, della Ministra Roberta Pinotti, del “generalissimo” Claudio Graziano e dei suoi fraterni e potentissimi (con la minuscola, eh!) amici. Con l’astensione interessata degli altri vertici delle FFAA, ciascuno dei quali ha già incassato o incasserà successioni e proroghe. Un gruppo di potere intorno al quale ronzano personaggi oscuri e si intravvedono movimenti opachi. D’altra parte, gli interessi in gioco (acquisti, forniture etc.) sono giganteschi.

E venendo a cadere il sistema dei pesi e dei contrappesi (compresi quelli parlamentari) previsto dalla riforma, è il minimo che possa accadere. Senatori della Commissione Difesa, ora che siete chiamati a esercitare il vostro alto ufficio, vi si vuole impedire di disporre del necessario ventaglio di informazioni, per decidere autonomamente e consapevolmente.

E’ avvilente che il vostro presidente accetti di essere colui che mette la sordina alle pochissime voci fuori dal coro disponibili a esporsi. Perché tanta paura del confronto di idee diverse. Non è questa una delle basi della Democrazia? Quanto marcio c’è dentro il DDL Libro bianco, per avere tanta paura di mettere i senatori in condizione di essere informati con la necessaria compiutezza?

Il fatto è che il gruppo di potere che tira le fila del Libro Bianco vi considera una formalità, una casella da smarcare. Del resto il generale Graziano si muove come se avesse già il potere assoluto. Di fatto i potenziali contrappesi di garanzia sono stati già adeguatamente inertizzati. Ai Capi delle Forze Armate e al Direttore Nazionale degli Armamenti, sono state date o promesse proroghe con largo anticipo sulle rispettive scadenze di incarico, garantendogli (vds. DDL Capo II) di conservare ogni beneficio (economico e di benefit di rappresentanza) per un mandato strutturalmente ancora più lungo dell’attuale.

Al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica è stato, in più, assicurato di succedere al Generale Graziano come CSMD, il Capo della Marina, figlioccio della Pinotti come su ex Capo di Gabinetto sine cursus honorum, è come sempre in gran tour per il mondo, il Capo dell’Esercito, poveretto è una brava persona, ma è commissariato dall’arrivo di Graziano; al Cocer è stata elargita una proroga di un anno (alla faccia del diritto dei militari di eleggere i propri rappresentanti alla scadenza prevista.

Ecco perché, anche per sfatare il mito di un Libro Bianco della Difesa che farà risparmiare (è vero il contrario), converrà sottolineare quali siano i punti che dovrebbero aprire bene gli occhi ai membri della Commissione Difesa del Senato:

1) viene posta alle dipendenze del generale Graziano anche l’area tecnico-amministrativa (che dipende ancora dal Direttore nazionale degli Armamenti e Segretario Generale della Difesa, facendo venir meno uno dei principali contrappesi di garanzia sulla corretta gestione amministrativa e sulla sua trasparenza;

2) viene consegnato ad un solo capo militare il comando pieno delle singole forze armate, ivi compreso il potere socio-economico e politico/elettorale, derivante dalla gestione dei fondi (inclusi i flussi di cassa) verso i complessi industriali del settore della Difesa, distribuiti nelle varie regioni del paese (con inevitabili riflessi su occupazione e PIL regionale);

3) si attribuisce al Capo di Stato Maggiore della Difesa il controllo totale sulle carriere e l’impiego di colonnelli, capitani di vascello, generali e ammiragli di tutte le forze armate tramite la presidenza delle commissioni d’avanzamento; idem per l’autorità di stabilire qualitativamente, quantitativamente e di quale forza armata il numero degli ufficiali da promuovere al grado superiore di dirigente militare, la loro destinazione d’impiego etc. etc.

4) vengono istituiti nuovi comandi da generale, creando grandi comandi interforze aggiuntivi (con relative strutture), che si affiancheranno agli omologhi di forza armata (come previsto dal ddl). Questi sono fatti concreti, non opinioni. Punti qualificanti che renderanno impossibile in futuro, al ministro e al Parlamento, verificare l’operato dell’apparato militare, dovendosi affidare all’ascolto di un unica campana, quella -appunto- del Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Ma Pinotti-Graziano-Latorre vogliono fare in fretta: vietato approfondire, vietato convocare esperti, meno che mai se pure critici. Peccato, perché con un po’ più di tempo i senatori della Commissione Difesa avrebbero potuto anche sentire quei fantastici “tecnici” che hanno scritto il testo primigenio del Libro Bianco, saccheggiando da internet spezzoni di documenti inglesi, oltretutto vecchi di parecchi anni. Così si sarebbero potuti meglio fare un’idea di com’è nato e di come s’e’ sviluppato questo fondamentale  provvedimento destinato a mandare a picco le nostre forze armate soltanto per soddisfare deliri di onnipotenza e interessi obliqui. Infine un’esortazione.

Non prendetevela con la Ministra Pinotti, il Libro Bianco non è farina del suo sacco; anche lei, come altri in questa commedia, si è trovata in una parte troppo grande per il suo potenziale. Proprio a lei è toccate in sorte la Difesa. A lei che poverina, ha sempre nascosto a stento la propria insofferenza per la condizione militare, al punto da proporre, fra altre periodiche sciocchezze, di ribattezzare il Ministero della Difesa (con inconsapevole riferimento orwelliano) Ministero della Pace (non ridete: è vero). Alla fine anche lei tiene famiglia.

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