Leonardo e i conti salati di Moretti: tra spot, super manager, penali e (s)vendite all’asta

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Mauro Moretti, dal 2014 al 2017 Ad e Dg di Leonardo S.p.A.

A fare domande alquanto scomode a Leonardo, ex Finmeccanica, recentemente passata dalla (mala) gestione di Moretti a quella (stiamo a vedere) di Profumo, è il senatore Maurizio Gasparri che, con un’interrogazione parlamentare, ha chiesto lumi su alcuni punti alquanto fumosi.

Si parte dalla una massiccia campagna pubblicitaria sui maggiori organi di informazione messa in atto da Leonardo (che di comunicazione, abbiamo visto, se ne intende, >>leggi qui<<) a totale spesa del contribuente (visto che la società è controllata dal MEF) e, soprattutto, priva di qualunque utilità.

Ma che c’avranno di così importante da “comunicare”? Ecco la “lista della spesa”: nel corso del 2016, sono stati spesi circa 5 milioni di euro per sponsorizzazioni ed erogazioni liberali (2 milioni di euro in più rispetto al 2015, per quello che viene definito “impegno sociale”).

Leonardo, spiega Gasparri, nel corso del 2016, “oltre ad aver incrementato del 61% le spese per l'”impegno sociale” ha favorito la quota di investimenti dedicati alle sponsorizzazioni, passando dal 56% del 2015 al 67% del 2016; nel 2016 sono stati 180 gli eventi e 100 le visite guidate, ai quali dipendenti Leonardo hanno potuto partecipare attraverso la fruizione di biglietti d’ingresso gratuiti; la percentuale delle erogazioni liberali nel 2016, relative alle donazioni di beni, è passata dal 13% del 2015 al 31%“.

Inoltre, le spese pubblicitarie di Leonardo sono più che triplicate nel corso degli ultimi 3 anni passando da 1,5 milioni di euro nel 2014 a 4,6 milioni di euro nel 2016. Tanto pagano i cittadini.

Nel ricordare che l’azienda si occupa di alta tecnologia, aerospazio, difesa e sicurezza, suona alquanto bizzarro sapere che tra le spese di sponsorizzazione risultano 40mila euro versati a Youtube, nel 2016, per promuovere i propri prodotti e servizi.

Dal 2014 al 2015, spiega il senatore di FI, “la pubblicità è stata dirottata per la quasi totalità all’esterno, passando dal 9% al 70%, mentre per l’anno 2016 il valore percentuale di ripartizione non è stato dichiarato dall’azienda; le spese di sponsorizzazione ed “impegno sociale” di Leonardo SpA nel corso del 2016 sono state in totale pari a 9,5 milioni di euro rispetto ai 5,2 milioni del 2015, con un incremento dell’85% nell’arco di un solo anno“.

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva qualcuno.

E allora ci si chiede se esistano partecipazioni  (dirette o indirette) da parte dei manager di Leonardo SpA nelle società con le quali sono stati siglati contratti di sponsorizzazione e destinatarie delle erogazioni libere. Troppa malizia, dite? Stiamo a vedere.

L’alacre Gasparri (che, quando vuole, è peggio di un mastino che non molla la presa) chiede conto anche di alcune assunzioni alquanto sospette effettuate da Moretti subito dopo la sua nomina. Stiamo parlando di nuovi “super” manager (laddove super è soprattutto lo stipendio) ai quali sono state attribuite importanti “responsabilità strategiche”.

Stiamo parlando di:

Domenico Braccialarghe, al quale sono stati attribuiti i seguenti incarichi: direttore risorse umane e organizzazione di Leonardo SpA; procuratore di Leonardo SpA, nominato in data 4 luglio 2014 fino a revoca; consigliere e presidente del Consiglio di amministrazione di Leonardo Global Solutions SpA, nominato il 22 marzo 2016, con durata fino all’approvazione del bilancio 2018; consigliere e vice presidente del Consiglio di amministrazione della Ansaldo STS SpA, nominato il 23 aprile 2015 e rimasto in carica sino all’approvazione del bilancio 2016;

Federico Fabretti (sempre lui, >>leggi qui<<) al quale sono stati attribuiti i seguenti incarichi: direttore relazioni esterne, comunicazione e rapporti istituzionali; procuratore speciale di Leonardo SpA, nominato in data 4 luglio 2014 fino a revoca; consigliere di Elettronica SpA, nominato il 20 aprile 2015 e rimasto in carica sino all’approvazione del bilancio 2015. Il dottor Fabretti, inoltre, dal 6 dicembre 2011, mantiene la carica di procuratore della società Italferr SpA, una società del gruppo Ferrovie dello Stato, che si occupa di “Servizi di progettazione di ingegneria integrata”. Un chiaro conflitto di interessi;

Alessio Facondo, al quale sono stati attribuiti i seguenti incarichi: direttore Divisione aerostrutture di Leonardo SpA; dall’11 dicembre 2015 e fino a revoca, procuratore speciale di Leonardo SpA; procuratore speciale di Alenia Aermacchi SpA dal 31 luglio 2015 fino a revoca. L’ingegner Facondo, inoltre, sarebbe proprietario della società FAPE srl, di cui sarebbe anche consigliere e amministratore delegato, società che si occupa di consulenza e progettazione meccanica ed elettronica, costruzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, anche in questo caso, in chiaro e aperto conflitto di interessi con gli incarichi ricoperti in Leonardo;

Andrea Parrella, al quale sono stati attribuiti i seguenti incarichi: direttore dell’ufficio legale, affari societari e compliance di Leonardo SpA; procuratore speciale di Leonardo SpA, nominato in data 27 giugno 2014 fino a revoca; consigliere di Elettronica SpA, nominato il 19 aprile 2016 con durata fino all’approvazione del bilancio 2018; consigliere e vice presidente del Consiglio di amministrazione di Telespazio SpA, nominato il 23 aprile 2015 e in carica sino all’approvazione del bilancio 2017; consigliere e presidente del Consiglio di amministrazione di Agustawestland SpA, nominato il 1 agosto 2014 e rimasto in carica fino all’approvazione del bilancio 2016. L’avvocato Parrella, inoltre, dal 20 aprile 2016 sarebbe consigliere nel Consiglio di amministrazione della società Emittenti Titoli SpA (carica che ricoprirà fino all’approvazione del bilancio 2018), circostanza, anche questa potenzialmente in conflitto di interessi.

Come spiega il vicepresidente al Senato, nella relazione sulla remunerazione 2014 di Leonardo SpA era ben in evidenza che, in caso di risoluzione anticipata del rapporto, a quei manager ai quali sono state attribuite responsabilità apicali, così come ai “dirigenti con responsabilità strategiche”, sarebbe stato corrisposto un importo pari a 2 annualità di retribuzione complessivamente goduta, oltre all’indennità sostitutiva del preavviso, pari ad un’annualità.

Arrivato Moretti (come si evince nella relazione sulla remunerazione relativa al 2015 di Leonardo SpA) è stato addirittura stabilito che per gli amministratori esecutivi ed altre figure apicali, (direttori generali e dirigenti con responsabilità strategiche), la società “può determinare specifiche indennità per il caso di risoluzione anticipata del rapporto di amministrazione o di dimissioni e/o licenziamento dal rapporto di lavoro dipendente”.

Tutti i manager succitati, sarebbero stati “blindati” nella loro carica da Moretti, il quale, in scadenza di mandato, avrebbe predisposto un “piano di successione per i ruoli a suo diretto riporto”, e riconosciuto loro un “paracadute”, grazie al quale, in caso di cessazione del rapporto, verrebbero corrisposte addirittura quattro (quattro!) annualità di retribuzione.

Ma una domanda sorge spontanea: se questi manager sono così bravi da meritare stipendi da urlo, fuori da ogni logica di mercato, come mai Leonardo è messa come è messa? Quei soldi non potevano essere usati per rilanciare l’azienda?

D’altra parte stiamo parlando di uno come Moretti che come buonuscita ha ottenuto oltre 9 milioni di euro >>leggi qui<< che vi aspettavate? Eppure appena arrivato,, nel 2014 aveva promesso di tagliare gli sprechi e ottimizzare le risorse. Visto niente? Anzi, è persino riuscito a peggiorare la situazione…

Uno dei suoi cavalli di battaglia, al tempo, fu il downgrade delle auto aziendali, con l’utilizzo di auto di cilindrata inferiore, per ridurre i costi. L’operazione fu fatta, sì. Ma alla carlona (per usare un eufemismo). Furono, infatti, ignorate le scadenze contrattuali con le aziende che fornivano quelle vetture (Arval Italia e Ald Automotive) col risultato che l’allora Finmeccanica dovette spendere ben 6 milioni di euro in penali. Vanificando i risparmi dei costi operativi.

Ci si chiede se le menti che hanno partorito questa brillante idea siano tra quelle strapagate… E, non si può fare a meno di appoggiare Gasparri quando chiede se non sia corretto promuovere un’immediata azione di responsabilità nei confronti di Moretti (in quanto disoccupato, lo trovate al parco oppure alla Fondazione FS >>leggi qui<<).

Già che ci siamo, un’ultima richiesta di delucidazioni.

Finmeccanica negli anni ha accumulato un discreto patrimonio artistico e di beni di valore. Molti erano esposti nelle sale riunioni, negli uffici e nei corridoi del 7° piano di piazza Montegrappa. Stiamo parlando di quadri di pregio, tappeti, statue, mobili antichi.

Persino auto d’epoca.

Bene. L’anno scorso, nel riserbo più totale, sono stati contattati dei periti affinché mettessero in vendita tutti questi beni. Sul sito della RM Sotheby’s, la più grande casa d’aste al mondo specializzata nel settore delle automobili da investimento, >>leggi qui<< terzo paragrafo, si legge chiaramente: “The current owner purchased the car directly from Finmeccanica and had it imported to the United States, for the first time in its life, in July 2016, 92 years after it was built”. Che tradotto vuol dire: “L’attuale proprietario ha acquistato l’auto direttamente da Finmeccanica e l’ha importata negli Stati Uniti, per la prima volta nella sua vita, nel luglio del 2016, 92 anni dopo la sua costruzione“.

Dunque, la situazione è talmente disastrosa che ci si è ridotti a vendere (in fretta e in segreto) i beni del Gruppo in maniera così mortificante? Davvero Leonardo è ridotta così? O la vendita è servita a finanziare i lauti compensi dell’ex sindacalista e dei Moretti-boys?

 Attendiamo fiduciosi una risposta.

 

 

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5 Commenti

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  5. Francesco said:

    Nei disastri manca il peggiore : con la scusa del one company il nome Leonardo ha cancellato di fatto un nome che nel mondo aeronautico aveva oltre 100 anni di storia :Agusta!

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