Come reagisce il nostro cervello quando andiamo al cinema?

Cinema

Da 120 anni il cinema è un protagonista indiscusso nelle nostre vite, e da sempre la scienza cerca di spiegarne i perché.

In tutto l’arco del secolo scorso il cinema è stato osteggiato dall’avvento dei tanti media che nel corso dei decenni lo hanno affiancato, ed ogni volta molti pensavano che lo affossassero, ma in realtà hanno solamente scalfito un rito che si consuma collettivamente, nel buio della sala, con il tacito accordo (limitato nel tempo e nello spazio) incentrato sulla cosiddetta “sospensione dell’incredulità”.

La scienza è andata oltre la semplice osservazione empirica, indagando su quali siano gli effetti del cinema sulla mente umana e cercando di comprendere quali siano i motivi per i quali la psiche sia così attratta, da più di un secolo, da semplici immagini proiettate su di uno schermo.

Il celebre neurochirurgo Giulio Maira ha provato ad indagare in merito, e dalle sue riflessioni ne esce un quadro che riesce ad illustrare ciò che altrimenti sarebbe arduo spiegare. Nel corso del premio Atena 2017 che ha per titolo “Cervello e cinema – Tra magia, illusione e simulazione“, il professore ha evidenziato il legame tra cinema e cervello, connessione che risiede nei neuroni specchio.

Questi ultimi hanno un importanza primaria per i meccanismi che generano empatia ed immedesimazione, elementi indispensabili per vivere al meglio l’incantesimo e la magia del grande schermo. “Partecipiamo emotivamente a quello che succede nel cinema, ci immedesimiamo, ci commuoviamo – spiega Maira – e questo accade perché abbiamo dei neuroni specchio, dei neuroni che si attivano quando vediamo un attore che fa un gesto, che compie un’azione, che si emoziona. Se un attore si emoziona io attivo gli stessi neuroni cerebrali, le stesse reti neurali”.

“Quando andiamo al cinema siamo anche scevri da pensieri”, e continua dicendo che “il nostro cervello e’ totalmente disponibile a entrare nella realtà del cinema, non passivamente ma con una partecipazione attiva: l’attivazione degli stessi neuroni che l’attore sta utilizzando. L’attività degli artisti deve essere quella di coinvolgere il pubblico, ma c’è una base fisiologica, neurofisiologica in questo coinvolgimento”.

Registi, sceneggiatori ed il resto delle maestranze impegnate nella confezione di un prodotto cinematografico sanno benissimo come creare scene tali da influenzare l’emotività delle persone, e spesso l’organizzazione narrativa e drammaturgica consiste in un’architettura complessa che in modo semplicistico racconta la confusione che c’è dentro il cervello.

Ecco spiegata l’immortalità del cinema, e come la spietata concorrenza che gli viene mossa abbia potuto solo intaccare il suo indiscutibile prestigio.

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