Treviso: ristoratore affigge cartello “personale 100% italiano”. E piovono le accusa di razzismo

Treviso

Siamo arrivati all’assurdo, condito da un pizzico di malafede. La prova ci viene direttamente dal caso di una trattoria in provincia di Treviso.

Mogliano Veneto, vicino Treviso, nord-est d’Italia. Dove fino a prova contraria si insegna e si parla (ad esclusione delle volte in cui si usa il dialetto) l’italiano. Non è quindi difficile distinguere un’affermazione reale (“personale 100% italiano”, recita un cartello affisso dal proprietario di una trattoria) da una negazione del tutto immaginaria (“in questo ristorante non lavorano stranieri”, come invece viene titolato un articolo sul Corriere della Sera). Uno stravolgimento di senso bello e buono, sottile ma sostanziale.

Ma cosa importa, tanto è lo stesso, no? Mica tanto… E tanto basta per far piovere vibranti accuse di razzismo sull’esercente che ha osato comunicare alla clientela che nel suo ristorante lavorano solo italiani, come tanti che avvisano che nel proprio punto di ristoro si servono esclusivamente piatti “vegan” (i carnivori mica si offendono) o “bio” (ai consumatori di prodotti normali non salterebbe mai di inscenare una protesta contro il salutista di turno).

A Mogliano Veneto no, si mistifica la realtà e successivamente ci si indigna. Il Comune veneto, poi, ci ha messo il carico intervenendo nella querelle ed intimando di rimuovere il cartello incriminato. “Lo ritengo un episodio grave – stigmatizza il vicesindaco Daniele Ceschin, con delega all’integrazione – mi auguro che la scritta venga rimossa al più presto. Mogliano non è questa. Mogliano è inclusiva, accoglie. Senza nulla togliere alla competenza di chi manda avanti il locale, un messaggio del genere rischia di vanificare i progetti avviati nelle scuole per favorire l’incontro con l’altro. È un tema fondamentale, visto il dibattito acceso sullo ius soli”.

Ma stiamo scherzando? E che far lavorare gli italiani adesso significa essere razzisti? Per fortuna, a chiarire le cose, ci ha pensato Giorgio Nardin, il ristoratore. “Macché razzismo. Si tratta di una certificazione di qualità, nient’altro”. Nella trattoria-pizzeria “Ai Veneziani” usano materie prime locali, i cuochi ed i camerieri sono italiani ed il cliente è libero di scegliere, in base a queste indicazioni, se andare a mangiare in quel ristorante o altrove. Punto.

Il messaggio di Nardin non vuol dire affatto “che gli stranieri non sappiano lavorare, per carità. Ho voluto solo ribadire un punto: da me ci sono dipendenti italiani, è un valore aggiunto come usare prodotti di qualità, perché ad esempio conoscono meglio le ricette tradizionali che proponiamo. In passato ho gestito lavoratori di altri Paesi e non mi sono trovato bene, tutto qui”.

Schiere di replicanti del verbo boldriniano marciano compatti e ripetono, ossessivamente, sempre le stesse cose insensate. E additano come “fascista” o “razzista” chi non la pensa esattamente come loro. Boeri, come un disco rotto, ripete che l’Inps sopravviverà grazie al contributo dei lavoratori stranieri. Gentiloni, Saviano, Cacciari ed altri spingono inverosimilmente per la faccenda dello “Ius Soli” (ma chissà perché viene discussa proprio ora…) descrivendo il tutto come un “diritto essenziale”. La Lorenzin ordina la vaccinazione di massa in previsione della sostituzione etnica con individui del cui profilo sanitario non si sa praticamente nulla. Buona parte del mondo politico, infine, pompa per l’ingresso di moltitudini di individui che metteranno in crisi il nostro già compromesso sistema sociale.

Un quadretto squallido, arricchito dall’accusa buonista verso chi si oppone all’accoglienza indiscriminata. “Lo fanno per un semplice calcolo elettorale”, dicono, evocando i bambini inghiottiti dal mare durante una traversata. Che ovviamente commuovono sempre.

Articoli correlati

Un Commento

  1. Paolo said:

    Credo proprio che il razzismo non c’entri affatto. A mio modesto avviso il cartello è apprezzabilissimo sotto un altro profilo. Qualora volesse intendere ” io assumo solo italiani regolarmente pagati e non stranieri da schiavizzare, meglio se clandestini perché ricattabili e quindi da retribuire in modo assolutamente ridicolo.

*

Top