Calcio: il Mantova tra pornodivi, prestanome e l’ombra dei casalesi

Mantova

Nello scorso campionato di Lega Pro il Mantova è riuscito a salvarsi, e in questi giorni si è iscritto alla prossima stagione calcistica.

Sono le uniche due cose che possono rallegrare la tifoseria del Mantova Football Club, preoccupata per ciò che accadrà tra pochi giorni, quando la Covisoc controllerà la posizione economica della società biancorossa, inclusi gli stipendi non pagati ai giocatori nel corso dell’ultima stagione e le garanzie finanziarie sui debiti contratti.

“Il Mantova Fc – è scritto sul sito ufficiale – tramite il Presidente Marco Claudio De Sanctis, comunica che nella giornata odierna (il 30 giugno 2017, ndr) sono stati depositati gli adempimenti necessari, comprensivi di assegno circolare di euro 30.000,00, nella sede della Lega di serie C a Firenze. Tale versamento è da considerarsi finalizzato all’iscrizione della società Mantova Fc al prossimo campionato professionistico 2017/2018″.

Un trionfalismo eccessivo, se consideriamo che il club virgiliano è finito in mano a un gruppo di soci, alcuni di questi protestati e con rapporti (per usare un eufemismo) piuttosto oscuri. E sono tutti accomunati dal fatto che detengono singolarmente sotto il 10% delle quote, questo per evitare spiacevoli verifiche in merito ad onorabilità e solidità finanziaria, ma soprattutto nessuno di loro è in grado di tirar fuori i soldi per risanare il Mantova, compagine che i giocatori hanno salvato all’ultima giornata dalla retrocessione dalla Lega Pro.

Ma chi sono questi personaggi? Un’umanità variopinta di soggetti gravitanti nel mondo degli affari, attratti dalle potenzialità insite nel possedere una squadra di calcio. Capitanati da un presidente, Marco Claudio De Sanctis, romano pluriprotestato che risulta avere precedenti per illeciti fiscali, emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa. A sua discolpa ama dire che il denaro per salvare il Mantova c’è, e che il “buco” odierno è il risultato della passata (e fallimentare) gestione.

Sorvoliamo sui potenziali acquirenti del Mantova, persone che le inchieste giudiziarie hanno messo fuori gioco prima che iniziassero a far danni, e concentriamoci ad esempio su due signori di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che nei giorni passati hanno rilevato ciascuno il 9% delle quote da uno dei vecchi soci, Andrea Barberis, e dalla sua azienda. Rimane un mistero la causa dell’acquisto, dal momento che il Mantova, al momento della transazione, non navigava affatto in buone acque e rischiava il fallimento. Si sa solo che uno dei due è in affari con la sorella di un boss camorrista dei casalesi, oggi collaboratore di giustizia, e che non ha mai esteso i suoi interessi sul calcio in generale e su Mantova in particolare.

E poi c’è lui, il 34enne friulano Luca Tassinari, un matematico apparso in tv nella trasmissione La pupa e il secchione e finito a recitare in alcuni film porno. Lui stesso dichiara di essere “un fiduciario, ho firmato un contratto per questo”.

Per evitare il crac della gloriosa società calcistica mantovana e l’infiltrazione di personaggi discutibili, siamo sicuri che non esista una cordata di imprenditori locali disposti ad investire nel mondo del calcio?

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