Le tecnologie che assitono la guida, anziché migliorare la sicurezza al volante, sembrerebbero comunque causare il peggioramento delle capacità di chi guida e quindi comprometterebbero reazioni e comportamenti di chi siede al volante.

L’allarme arriva dagli Stati Uniti e viene lanciato da Adrian Lund, presidente dell’Insurance Institute for Highway Safety. Come riferisce il Detroit News il problema sta assumendo in America, dove lo stile di guida è ben diverso rispetto all’Europa, dimensioni decisamente preoccupanti.

Gli esperti attribuiscono questo trend a tre fattori: la crescente congestione sulle strade, l’aumento della velocità media e soprattutto la distrazione da parte di chi sta al volante, complici gli smartphone ed i sistemi di guida assistita come la frenata automatica d’emergenza, la correzione della traiettoria quando si tende ad uscire dalla corsia o, ancora, il cruise control adattativo e l’allarme per i veicoli che transitano nel punto morto dello specchietto. E’ vero che sono di grande aiuto in queste occasioni, sostengono gli esperti Usa, ma possono anche radicare negli automobilisti un eccesso di fiducia nei confronti della tecnologia.

“L’industria dell’auto è molto preoccupata per questi effetti indesiderati legati alla diffusione dei nuovi sistemi di bordo – ha detto Mark Wakefield, direttore generale e responsabile del settore automotive di AlixPartners LLP – ed è impegnata a trovare e perfezionare modi per obbligare le persone ad essere concentrate sulla guida anziché essere incollati ai loro smartphone”.

Valide soluzioni sono il sistema ProPilot Assist della Nissan (che debutterà in Europa con la nuova generazione della Leaf) che obbliga a fermarsi se il guidatore non tiene le mani su volante per più di 30 secondi o, ancora, il nuovo dispositivo di “lettura” dello sguardo, che permette di lasciare il volante con l’obbligo però di guardare la strada, che sarà presente da fine anno nelle Cadillac dotate di Super Cruise.

Il rischio, come ha confermato Shan Bao (professore associato al Transportation Research Institute della University of Michigan) “è che gli automobilisti finiscano per avere più fiducia nei dispositivi anziché in loro stessi”.

Come rischia di essere allo stesso modo nociva l’introduzione dei “robot killer”, eventualità segnalata all’Onu da 116 leader di aziende informatiche (tra cui Tesla e Google) sparse in 24 Paesi di tutto il mondo, che sbandierano la paura che questi ultimi vengano progettati per uso militare e possano essere usati da gruppi terroristici per uccidere a comando.

La richiesta formale alle Nazioni Unite di mettere al bando questo genere di armamenti è stata pronunciata durante l’apertura della 26ma Conferenza Internazionale Congiunta sull’Intelligenza Artificiale di Melbourne, dove i pionieri della robotica e dell’intelligenza artificiale (fra cui Elon Musk della Tesla e Mustafa Suleyman di Google) hanno firmato una lettera aperta in cui avvertono che la tecnologia delle armi letali autonome è in fase di rapido sviluppo e minaccia la sicurezza mondiale. E chiedono inoltre che siano aggiunte alla lista di armi messe al bando dalla convenzione Onu del 1983, che include le armi chimiche e le armi laser intenzionalmente accecanti.