Lo smartphone del futuro si ricaricherà con la saliva

saliva

Un gruppo di ricercatori della Binghamton University sta lavorando su un nuovo tipo di batterie in grado di auto-ricaricarsi con la saliva

Il mondo degli smartphone è sempre in continua evoluzione. L’industria della telefonia continua a stupirci ogni anno, ma sono davvero poche le innovazioni in grado di migliorare la nostra esperienza quotidiana. Doppie fotocamere, display con riconoscimento facciale e ricarica senza fili, sono soltanto le ultime features introdotte dai colossi del tech. Ma c’è un componente che continua a far storcere il naso alla maggior parte degli utenti: la batteria.

Ed è per questo motivo che un gruppo di ricercatori della Binghamton University, nello stato di New York, è a lavoro su un nuovo tipo di batterie in grado di auto-ricaricarsi con la saliva. A capo del progetto c’è il professor Seokheun Choi, Assistant Director alla Suny di New York. La “biopila” realizzata dai ricercatori ha delle dimensioni molto ridotte, simili a una piccola striscia di carta. Ciononostante, è in grado di produrre una quantità sufficiente di microwatt per regalare ai nostri dispositivi qualche minuto di autonomia in più. Insomma, una minuscola batteria d’emergenza per quelli che Choi ama definire “i casi estremi”.

Certo, al momento la pila messa a punto da Choi è ridotta a dimensioni e prestazioni minime. Non è nata come batteria di supporto per telefoni, ma come “led di emergenza per gli escursionisti”. E adesso il professore è a lavoro per cercare di migliorare la densità di energia e aumentarne la potenza, in modo da introdurre la biopila anche nel mercato degli smartphone. ”

“Le cellule microbiche (MFC) generano correnti elettriche tramite batteri. In questo momento la nostra densità di energia è a pochi microwatt per centimetro quadrato. – dichiara Seokheun Choi – Tuttavia, le cellule microbiche sono collegati in serie su un foglio di carta che genera valori di corrente elettrica e tensione sufficiente per attivare un diodo emettitore di luce”.

 

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