Omicidio Esposito, ecco le motivazioni della riduzione della pena a 16 anni per De Santis

De Santis

Uno “sconto” di 10 anni per Daniele De Santis, quello deciso dai giudici d’Appello, giustificato dall’assenza di un vero e proprio agguato.

Si è trattato solo di una “bravata”, l’innesco degli incidenti che hanno portato alla morte di Ciro Esposito, l’ultrà napoletano deceduto dopo settimane di agonia in seguito alle ferite da arma da fuoco infertegli da Daniele De Santis il 4 maggio 2014 in occasione della finale di Coppa Italia tra i partenopei e la Fiorentina.

Così i giudici d’Appello motivano la riduzione della pena da 26 a 16 anni decisa nel secondo grado di giudizio. Uno sconto che non è piaciuto ne’ alla madre di Esposito, Antonella Leardi, e nemmeno ai legali di De Santis Tommaso Politi e David Terracina, per i quali ci sarebbero gli estremi per la legittima difesa ed hanno annunciato di ricorrere in Cassazione.

L’elemento di novità risiede nel fatto che per i giudici “non ci fu un vero e proprio agguato ai bus dei napoletani”, ma solo, “una scomposta azione dimostrativa” che sfociò come sappiamo nel ferimento di Esposito. Il termine “bravata” viene usato per ben tre volte dai giudici della Corte d’Appello per giustificare lo sconto di pena.

“Non si capisce”, si legge nelle motivazioni della sentenza, “come De Santis si possa ritenere l’esca. Questa tesi appare frutto di una suggestione successiva ai fatti e prodotto di una elaborazione collettiva”. I giudici fanno ricorso alla logica, descrivendo la stazza dell’imputato, il fatto che fosse a volto scoperto davanti al luogo in cui vive e certificano la mancanza di prove dell’imboscata. Riguardo ai presunti complici con casco integrale, mai identificati, si tratta per i Magistrati di ragazzi in scooter attratti dalla confusione e poi fuggiti per non esserne coinvolti.

La dinamica ipotizzata dai giudici è quella di un De Santis che esce dal Ciak Village perché “insofferente” per la presenza dei tanti tifosi napoletani che stanno affluendo allo Stadio Olimpico percorrendo Via Tor di Quinto lanciando petardi e fumogeni, “alcuni gioiosamente, altri meno”. De Santis poi cerca di ripararsi dietro il cancello, viene colpito con un pugno da Ciro e apre il fuoco con la pistola che già impugnava “consapevole dei rischi della sua tragica bravata”.

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