Sì del Senato a Sappada (Bl) in Friuli. Ma quali sono le motivazioni reali dello spostamento?

sappada

Il disegno di legge che prevede il cambio di regione di Sappada è stato approvato, ora il testo passerà alla Camera.

Il provvedimento che prevede il distacco del comune di Sappada dal Veneto e la sua annessione al Friuli Venezia Giulia è passato al Senato, a 10 anni dal referendum, con 168 sì, 1 no ed 8 astenuti.

Per carità, nulla al confronto con quanto sta succedendo in Catalogna, soprattutto perchè sono due casi diversissimi. Nonostante questo i due eventi sono accomunati dallo stesso movente, che sembrerebbe prettamente economico.

Le reazioni del mondo politico appaiono diametralmente opposte: la Governatrice della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani indica che “il voto di oggi al Senato ha interpretato con responsabilità e coerenza la volontà della grandissima maggioranza del popolo di Sappada, e questo atteggiamento confidiamo di ritrovare nel passaggio alla Camera dei Deputati”. Aggiungendo che “il passaggio di questo comune è il compimento formale di un’appartenenza identitaria, linguistica e culturale, molto forte e radicata; è la sanzione ufficiale di una lunghissima storia comune. Siamo di fronte a un caso chiarissimo e pacifico, contestualizzato e analizzato in tutti i dettagli anche dal punto di vista costituzionale. Non è una scaramuccia di confine tra Regioni, né si rischia di aprire alcun effetto domino”.

Di parere opposto il suo omologo veneto, Zaia, che in una lunga intervista al Corriere della Sera spiega cosa ci sia alla base del provvedimento denominato “distacco del comune di Sappada dalla Regione Veneto e relativa aggregazione alla Regione Friuli Venezia Giulia”. E’ convinzione di Zaia che “il distacco lo si chieda essenzialmente perché alle regioni a statuto speciale arrivano molti più soldi. Rispettiamo le scelte di tutti e figuriamoci se un federalista impenitente come il sottoscritto oserebbe mettere in discussione le scelte di una comunità. Prendo tuttavia atto che i comuni che fino ad ora hanno rivendicato la libertà di poter cambiare Regione, hanno tutti chiesto di essere annessi al Friuli Venezia Giulia o al Trentino Alto Adige e mai, che so, all’Emilia Romagna o alla Lombardia. Ciò che la dice lunga sulle vere motivazioni di queste scelte separatiste”.

L’effetto domino, inesistente per la Serracchiani, è invece plausibile per Zaia. “Sappada – dice – aprirà la strada a tutti gli altri. Immagino che il prossimo sarà Santo Stefano di Cadore, il Comune che confina con Sappada e che domani sarà il primo Comune del Veneto a ridosso del Friuli Venezia Giulia. Poi ci sono i Comuni bellunesi che vogliono passare con Trento e Bolzano. Uno dopo l’altro finiremo per dare sbocco al mare all’Alto Adige… Ma sia chiaro, io non li biasimo: è una forma di autodifesa”.

Un’autodifesa che consiste per Zaia nel guardare “alle Regioni a statuto speciale. E allora non mi si venga a dire che è una questione culturale, storica, linguistica. Per carità, ci sarà anche quella, ma la molla sono i soldi, è quello il motivo principale. Ho letto sondaggi che parlano chiaro: a parità di risorse, la maggioranza delle popolazioni coinvolte, che si sente intimamente veneta, resterebbe in Veneto”.

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