Ad opporsi tenacemente alla possibilità delle donne alla guida erano stati finora anche i teologi wahabiti (il ramo radicale del sunnismo che vige in Arabia Saudita) che hanno dato spiegazioni spesso surreali: guidare era un diritto che, secondo i religiosi, sarebbe stato “inappropriato“, “un problema per gli uomini” o comunque “pericoloso per la stabilità del Regno”. Pochi giorni fa uno sceicco piuttosto importante nel paese aveva giustificato il divieto perché ha detto nello sconcerto mondiale che “le donne hanno un quarto di cervello degli uomini”.

La decisione politica di concedere questo diritto, come tutte del resto, ha in buona parte motivazioni economiche, come ha confermato lo stesso ambasciatore saudita a Washington: il governo di Riad sta cambiando e modernizzando la sua locomotiva economica, anche a causa del prezzo basso del petrolio. L’economia, dunque, sarà più inclusiva e potrebbe essere importante coinvolgere anche le donne a pieno titolo per sostenere la crescita di un Paese sempre più affrancato dall’oro nero.