Zuckerberg infuriato con Donal Trump: “Facebook ospita le idee di tutti”

Zuckerberg

Continua la polemica tra Zuckerberg e Donald Trump. Il presidente: “Facebook sempre schierato contro di me”

Non c’è pace per Donald Trump. Come se le polemiche per il “Muslim ban” e le voci sulle interferenze sovietiche nelle elezioni americane non fossero già abbastanza, adesso ci si mette anche Zuckerberg. Tutti i giganti del web, da Los Angeles alla Silicon Valley, si sono schierati contro il presidente americano. E anche dalle parti di Menlo Park sembrano volersi unire alla fila dei contestatori.

Nella giornata scorsa, Donald Trump ha pubblicato un tweet al veleno contro Mark Zuckerberg e la sua piattaforma, accusandoli di essere “sempre contro di lui”. Il CEO di Facebook sembra aver colto la palla al balzo (probabilmente non vedeva l’ora), e in meno di un ora ha voluto rispondere al Presidente con un lungo post pubblicato sul suo profilo personale: “Trump dice che Facebook è contro di lui, i liberal dicono che abbiamo aiutato Trump. Entrambi sono sconvolti da idee e contenuti che non apprezzano. Ecco cosa vuol dire gestire una piattaforma per tutte le idee”.

Zuckerberg, ha poi tenuto a precisare come la sua piattaforma sia sempre stata disponibile ad accogliere voci e pareri di tutti i candidati alle presidenziali, nessuno escluso. “Facebook ha dato voce alle persone, messo i candidati nelle condizioni di comunicare direttamente e aiutato milioni di persone a votare. “Dopo il voto dichiarai che pensare che la disinformazione su Facebook poteva aver cambiato il risultato era un’idea folle. Nel definirla folle sono stato sprezzante e me ne pento. Non si può essere sprezzanti su un argomento così importante”.

Nel frattempo, il numero uno di Facebook ha iniziato a collaborare con il Congresso sulla vicenda “RussiaGate“. A detta dei democratici, le “Fake News” pubblicate sulla piattaforma avrebbero svolto un ruolo decisivo nella sponsorizzazione del Tycoon. Non solo. I falsi articoli apparsi sul social network di Zuckerberg avrebbero anche infangato il programma Hilary Clinton. Il primo novembre, i rappresentanti di Google, Twitter e Facebook, saranno chiamati a testimoniare dinnanzi alla Commissione Intelligence del Senato americano. Vedremo come andrà a finire.

 

Articoli correlati

*

Top