L’Inps sospende lo stipendio ad un malato di tumore, ma la sua azienda decide di mantenerlo

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L’Inps decide che il ragazzo non ha più diritto alla retribuzione, ma a quel punto il titolare della sua società non ci sta e continua a pagarlo.

Tolleranza con migliaia di falsi invalidi, massima inflessibilità con un 21enne malato di tumore: questa è l’Inps, che in maniera formalmente ineccepibile ha stabilito che dopo alcuni mesi di malattia al ragazzo non era più dovuta nessun tipo di retribuzione.

E’ in quel momento che Rocco de Lucia, titolare della Siropack di Cesenatico, ha deciso di erogare lo stesso lo stipendio a Steven, affetto da Sarcoma di Ewing, un tumore che si sviluppa prevalentemente a livello osseo.

“Steven”, racconta commosso De Lucia, “è un soldo di cacio. Quando dà il suo contributo, seppur con fatica, fa aumentare la carica a tutti i dipendenti”“Nessuno voleva assumerlo – continua – e quando gli ho fatto un contratto di apprendistato di 5 anni mi ha chiamato il centro per l’impiego provinciale per ringraziarmi”.

“Prima che sopraggiungesse l’obbligo di assumere una persona diversamente abile, non abbiamo avuto dubbi a puntare su di lui, nella convinzione che il lavoro potesse dargli un ulteriore stimolo per continuare a combattere la sua battaglia personale”. Una lotta che ha visto peggiorare alcuni mesi fa le condizioni del ragazzo, con la conseguente asportazione di un polmone. Poi l’ennesima botta, con l’Inps che prende una decisione alquanto infelice, anche se giusificata dalla legge. Durante la convalescenza di Steven l’Istituto gli comunica che la sua paga era zero, dal momento che dopo 180 giorni l’Inps ha fermato il pagamento.

“Sa che dopo sei mesi l’azienda può anche licenziare un dipendente in queste condizioni?”, chiede De Lucia. Che però non solo non ha avuto intenzione di farlo, ma ha deciso di farsi carico del regolare pagamento dello stipendio di Steven.

“I miei dipendenti si erano anche offerti di fare una colletta, ma non ho accettato. Se ne occupa l’azienda come è giusto che sia”. Parole d’altri tempi, quando era ancora in voga il mutuo soccorso e lo spirito solidale.

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