In Bretagna è in atto una battaglia linguistica (che ne nasconde un’altra)

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Nella regione francese della Bretagna è stato impedito a due genitori di iscrivere il figlio all’anagrafe. Il suo nome conteneva la vietatissima tilde.

Una questione di principio, che ne cela un’altra decisamente più sostanziale. La Bretagna (regione nel nord-ovest della Francia) ed i suoi abitanti rivendicano così il rispetto delle proprie radici culturali e linguistiche.

L’innesco che ha fatto divampare l’incendo può sembrare ad una prima occhiata decisamente marginale, insignificante, ma a ben guardare può diventare una barricata su cui continuare a combattere una battaglia autonomista.

E’ accaduto che due genitori bretoni, non si sa se inconsapevolmente o meno, sono andati ad iscrivere all’anagrafe locale il proprio figlio. Per lui avevano scelto un nome tipicamente bretone, Fanch, scritto con la tilde sulla lettera N.

La registrazione non è andata a buon fine, con l’impiegato che ha motivato il rifiuto spiegando che la legge francese vieta l’uso della tilde nei documenti ufficiali, dal momento che minerebbe l’unità del Paese. “Corrisponderebbe – dicono i giudici del Tribunale di Quimper – a rompere la volontà del nostro Stato di diritto di mantenere l’unità del paese e l’uguaglianza senza distinzione d’origine”.

E’ eccessivo pensare che cotanto effetto possa essere causato da una semplice iscrizione all’anagrafe, ma tant’è che l’eccesso di zelo dell’impiegato ha scatenato un vespaio di polemiche.

Venerdì scorso il consiglio regionale bretone ha votato una mozione per chiedere al ministero della Giustizia di permettere l’uso della tilde nei documenti dell’anagrafe francese, dal momento che una circolare del 23 luglio 2014 puntualizza che il simbolo grafico (simile ad una S piegata su un fianco) non è compreso nell’elenco dei segni diacritici che possono essere utilizzati nella redazione di un atto civile.

Il bretone lo parlano in 200mila, persona più persona meno. Ed è ovvio che questa querelle dalla conclusione niente affatto scontata ne sottindenda un’altra, improntata alla difesa territoriale, linguistica e culturale della Bretagna, che con la Francia non c’entra poi tanto.

Evocare una nuova Catalogna è esagerato, ma notare tutte queste schermaglie, finalizzate a spinte autonomiste ed indipendentiste in un mondo che si va via via globalizzando e sta abbattendo confini e frontiere, è un po’ bizzarro.

 

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