Minoli ha ben “10 cartelle” per salvare la Rai (ma vuole un contratto)

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Gianni Minoli

Dopo un 2017 di grandi “successi” – la cacciata da Mix24 (la radio del Sole24Ore/Confindustria) lo scorso giugno perché “costava troppo e non faceva ascolti” e lo share risibile del suo “Faccia a faccia”, su La7,  brutta copia del suo storico “Mixer”-  Gianni Minoli si autocandida a consulente Rai.

Quattro anni e mezzo dopo l’addio a viale Mazzini, Minoli definisce la Rai un’azienda “in macerie” (peccato si dimentichi di specificare che anche lui ha dato il suo contributo in tal senso). Ma niente paura. Tra un flop e l’altro, il sedicente re delle interviste tv, ha trovato il tempo di preparare un suo personale piano di intervento per risollevare le sorti della televisione di Stato.

In un’intervista rilasciata a il Giornale, infatti, ha rivelato di aver approntato la cura definitiva per ogni male della Rai. Roba seria, eh. Un piano perfetto. Mica pizzi e fichi. «Ho qui pronte 10 cartelle. Invece alla Rai si va per approssimazioni. Non si capisce mai bene se c’è un piano, chi l’ha scritto e che cosa c’è dentro. E poi questi dirigenti galleggiano sui propri insuccessi. Li spostano da un canale all’altro, da un fallimento all’altro, da un disastro all’altro».

Orfeo hai sentito? Hai già la pappa pronta, tranquillo. Ma siccome nessuno fa niente per niente, figuriamoci Minoli, ecco che precisa: «Mi chiami, mi faccia un contratto di consulenza e glielo spiego». Così, a scatola chiusa? Ma sì, in fondo stiamo parlando del grande Gianni Minoli, l’inventore di tutto ciò che è in tv e che non sia stato inventato da Pippo Baudo. Perché non fidarsi?

Ci conceda però una riflessione: alla tenera età di 73 anni, dopo aver dato tanto alla tv (e aver anche preso, vedi il lauto Tfr dalla Rai >>leggi qui<<) non è il caso di prendere in considerazione la pensione? Se non gli è chiaro il concetto, possiamo sempre preparare 10 cartelle per spiegarglielo…

 

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