Caso Weinstein, parla il produttore Rosenberg: “tutti sapevamo…”

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In un lungo post su Facebook Scott Rosenberg, produttore e sceneggiatore holliwoodyano, torna a parlare del caso Weinstein: “abbiamo taciuto perché ci faceva comodo…”

Continua ad innalzarsi il polverone sul caso Weinstein, il re delle case di produzione hollywoodiane. I sensi di colpa stanno divorando Scott Rosenberg, sceneggiatore e produttore dell’America che conta. Il 54enne si è sfogato in un lunghissimo post su Facebook (attualmente rimosso): una lettera aperta per raccontare che “tutti sapevano”, e che “tutti hanno scelto di tacere” perché, alla fine, “tutti avevano bisogno di Weinstein”.

“Io c’ero. C’ero dal 1994 agli anni 2000. L’età dell’oro. Gli anni di «Pulp Fiction», «Will Hunting», «La vita è bella». Harvey e Bob (i fratelli Weinstein) hanno prodotto i miei primi due film. Avrebbero pubblicato il mio romanzo. Mi hanno consacrato, mi hanno dato la mia carriera. Avevo a malapena trent’anni». «E quei giorni gloriosi a Tribeca? – spiega lo sceneggiatore – Le riunioni diventavano programmi che poi diventavano notti folli in giro per la città. Per farla breve: Miramax era una figata. Quindi sì io c’ero. E lasciatemi essere chiaro su una cosa: tutti sapevano”.

“Non che stuprasse – continua Rosenberg – Ma sapevamo dei suoi comportamenti aggressivi. Sapevamo della fame di quell’uomo, come un’orco insaziabile uscito dalle favole dei fratelli Grimm. Tutto avvolto in promesse vaghe di ruoli nei film. E sapete perché sono sicuro che sia così? Perché io c’ero. Vi ho visti. Ne abbiamo parlato insieme. Voi, i grandi produttori; voi, i grandi registi; voi, i grandi agenti; voi, i grandi finanzieri. E voi, i capi dei grandi studios rivali; voi, i grandi attori; voi, le grandi attrici; voi, le grandi modelle. Voi, i grandi giornalisti; voi, i grandi sceneggiatori; voi, le grandi rockstar; voi, i grandi ristoratori; voi, i grandi politici. Io ero lì con voi”. “Forse non conoscevamo il livello di questo schifo, gli stupri, le donne sbattute al muro. Ma qualcosa sapevamo. Ma che avremmo dovuto fare? A chi avremmo dovuto dirlo? Harvey aveva la stampa in pugno. Avremmo dovuto chiamare la polizia? Per dire cosa. Le vittime hanno scelto di non parlare ma se ne avessero parlato con i loro agenti gli avrebbero consigliato di tacere”.

“Tutti conoscevamo qualcuno che aveva ricevuto le sue avances. Ma in qualche modo ridevamo della sua arroganza, la vedevamo come una grottesca esibizione di potere. Era molto più facile per noi crederci. Perché…e qui lo schifo incontra la melma: con Harvey abbiamo passato i momenti migliori. Ci portava ai Golden Globe organizzava feste pazzesche. Cannes, Berlino, Venezia, jet privati, limousine. Una volta mi ha portato ai Caraibi per dodici giorni. Non sapevo neanche che quel posto esistesse. Lui dava, dava, e dava. E i suoi soldati dovevano ripagarlo con una fedeltà degna di un padrino mafioso. Era glorioso, tutto. Che sarà mai se era un po’ prepotente con qualche giovane modella? Perché avremmo dovuto noi fermare il gioco? La gallina dalle uova d’oro non capita molte volte nella vita di un uomo. Ci servivano le uova. Okay, forse non ci servivano, ma ci piacevano davvero davvero molto“.

“Per questo sarò eternamente dispiaciuto, per tutte le donne che hanno dovuto subire. – prosegue lo sceneggiatore – Il loro coraggio è un faro che illumina la mia vergogna. Mi scuserò in eterno con tutti quelli che hanno sofferto in silenzio. E che hanno scelto di rimanere in silenzio oggi. Ho perso i contatti con i Weinstein dal 2000. Ma qualche mese fa mi ha chiamato per parlare dei tempi andati. Voleva riunire la banda, fare un film, avevo la sensazione di uno che camminava verso il patibolo. Poche settimane dopo ho capito”.

“Mi dispiace, mi scuso e mi vergogno, – conclude Rosenberg – perché alla fine sono stato complice, non ho detto niente. Harvey con me è stato meraviglioso quindi mi sono preso i benefici e ho tenuto la bocca chiusa. Ma anche tutti voi dovete scusarvi. Voi sapete chi siete. Sapevate tutto e sapete che io so che ne eravate al corrente perché ero lì con voi. E perché tutti, tutti sapevano”.

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