Enas: la lenta agonia dei dipendenti, da sei mesi senza stipendio

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Pensavamo di non doverci più occupare dell’Ugl e dei suoi derivati dopo che anche la signora Renata Polverini si era messa nella condizioni di farsi cacciare pur di non farsi travolgere dalla valanga del disfacimento di una realtà sindacale che ha avuto momenti gloriosi ai tempi della Cisnal e anche ai tempi dell’attuale acronimo.

Purtroppo è di pochi giorni fa la denuncia che una dipendente dell’Enas, il patronato dell’Ugl, ha fatto da una televisione privata di Pescara, Rete 8, relativamente al mancato pagamento degli stipendi da ormai sei mesi.

La questione, però, non riguarda solo la coraggiosa dipendente che ci ha messo la faccia ma coinvolge (anzi travolge) i circa 290 dipendenti sparsi su tutto il territorio nazionale. Insomma ci sono circa 290 lavoratori che prestano la loro opera e che da sei mesi non ricevono lo stipendio per colpa del fatto che ormai i debiti contratti dall’Enas superano i contributi ministeriali che ricevono per la loro attività e che ormai cesseranno in quanto l’ente non ha raggiunto il punteggio minimo previsto dalla normativa per ottenere il finanziamento pubblico sotto forma di rimborso per le attività svolte.

Agli attuali dipendenti, che sono in attesa dei loro stipendi arretrati, si aggiungano anche gli ex dipendenti che, in alcuni casi, debbono ancora ricevere il TFR oltre ad altre competenze.

E’ di questi giorni la notizia che l’ente promotore dell’Enas, il sindacato Ugl, ha tenuto una sessione del proprio comitato confederale a Foligno dove si è discusso del futuro del patronato che ormai non ce la fa più a sostenere le spese stante la scarsa attività svolta dalle sue sedi.

La panacea di questa situazione è stata individuata facendo assorbire l’Enas dal patronato ACAI che sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo in quanto ancora non è stato formalizzato l’atto di fusione, essere disponibile ad assorbire il patronato dell’Ugl a condizione che ci sia un “dimagrimento” del personale nella misura di circo 70/80 unità.

L’attuale presidente dell’Enas, Egidio Sangue, tenendo la sua relazione sullo stato dell’ente da lui presieduto ha candidamente affermato che le difficoltà dell’ente vanno ricercate nel fatto che gli operatori non sono stati in grado di accumulare abbastanza punti per pagare i propri stipendi ed in particolare ha affermato che “il 24% dei dipendenti dal 2011 hanno prodotto zero punti ovvero hanno preso lo stipendio senza, di fatto, lavorare e gli altri non hanno raggiunto un punteggio sufficiente a coprire le spese dei propri salari.

I maligni hanno interpretato questa affermazione come un atto di accusa nei confronti dell’ex presidente dell’Enas, Stefano Cetica (ricordate quello che andava in coppia, ovviamente politica, con Renata Polverini?) che durante il suo non lungo mandato, durato meno di dieci mesi, ha visto aumentare il personale di 70 unità, guarda caso corrispondenti a quel 24% di lavoratori che hanno prodotto zero punti.

Certo che se è vero che, come ha detto Egidio Sangue a Foligno, le casse dell’Enas sono in sofferenza dal 2011 non si capisce la necessità di assumere altri 70 dipendenti o forse la strategia è fin troppo chiara. Rimane il fatto che 290 famiglie stanno senza stipendio da sei mesi. Insomma la crisi finanziaria dell’Enas la stanno pagando i lavoratori del patronato e cosa ancor più strana è che l’Ugl, la quale dovrebbe difendere prima di tutto i suoi dipendenti siano essi del sindacato o del patronato, fa orecchie da mercante e rimbalza la palla alla dirigenza del patronato che a sua volta rimanda le proteste dei dipendenti senza stipendio alle responsabilità dell’Ugl.

Insomma una partita a tennis dove la palla, rappresentata dai dipendenti Enas, rimbalza da un campo, quello dell’Enas, ad un altro, quello dell’Ugl. Tutto questo non è altro che la conseguenza della crisi politica interna di un sindacato, l’Ugl, che si trascina ormai da anni e che ha visto il sindacato protagonista più di azioni giudiziarie che di iniziative a favore dei lavoratori. Dopo aver perso rappresentatività nel mondo del pubblico impiego, nel settore del credito e aver subito una serie di fughe di dirigenti verso altre sigle sindacali, oggi si arriva anche al “de profundis” del suo patronato dove però le responsabilità di scelte sbagliate operate dalla dirigenza vengono pagate solo dai lavoratori.

Ora la soluzione di approdare in Acai appare alquanto strana per come quel patronato, che ha una gestione oculata e che è riuscito a differire e spalmare nel tempo pregresse difficoltà, possa farsi carico di tutto il personale e delle spese di gestione di un patronato, l’Enas, che è, di fatto, fallito. C’è da tenere presente che si parla 70/80 licenziamenti ad accordo concluso mentre, se l’accordo non verrà ratificato sia dal Consiglio nazionale dell’Ugl, che dovrebbe tenersi a fine mese, sia dalla presidenza dell’Acai, il rischio è che gli esuberi non siano solo 70/80 ma 290 ovvero tutto il personale fatti salvi ovviamente coloro che dovranno provvedere alla eventuale liquidazione dell’ente.

Bisogna dare atto alla signora Polverini e al signor Cetica di essersi tirati indietro da questa “Caporetto” in tempo per poter poi assistere alla “debacle” e chissà, magari riproporsi come eventuali “salvatori della patria” in contrapposizione agli attuali vertici sindacali dell’Ugl da loro fortemente sponsorizzati a suo tempo. In molti, ormai, si chiedono se l’Ugl sia in grado di difendere gli interessi dei lavoratori italiani, quando i primi a non ricevere risposte in ordine alla loro tutela sono proprio i dipendenti del suo patronato. Misteri di via delle Botteghe oscure e di via Barberini.

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2 Commenti

  1. Francesco said:

    Per avere i contributi versati ho fatto ricorso al giudice del lavoro nel 2002 (Era Cetica e Polverini)
    E li ho ottenuti.
    Sono ex Direttore enas di cosenza
    Francesco Lucirino

  2. giuseppe said:

    Situazione Enas-Ugl eccellentemente riassunta nell’articolo. Da aggiungere soltanto che è auspicabile l’intervento dell’autorità giudiziaria – dato che si parla di fondi pubblici – per fare le pulci ai bilanci dell’ente e scoprire come siano stati impiegati i contributi ministeriali volatilizzatisi. Così mentre i “responsabili e i quadri apicali” del sindacato in decomposizione svolazzano a destra e a manca, facendosi intervistare, anche se su media di second’ordine, in previsione dei prossimi ludi cartacei in cui forse qualcuno alle botteghe spera di ottenere qualche candidatura politicante, i lavoratori interni stringono la cinghia e saltano i pasti da ben 6 mesi. Sembrerebbe inoltre – anche se il condizionale è d’obbligo – che oltre alla mancata corresponsione degli stipendi e delle altre indennità, mancherebbero all’appello anche i contributi previdenziali.
    Se questi sono i difensori dei lavoratori… si salvi chi può!!!!!!!!!

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