Riccione: riprende con il cellulare l’agonia di un ragazzo disteso sull’asfalto

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Chiunque sarebbe rimasto impietrito o avrebbe trovato la forza per chiamare i soccorsi. Ma non lui, il ragazzo di Riccione schiavo di Facebook.

Non vi chiedete dove andremo a finire, perchè già ci siamo arrivati. Il virtuale, per molti, ha preso il sopravvento sul reale, e si compiono gesti ritenuti fino a poco tempo fa impensabili. Come quello di Riccione, dove un 29enne ha filmato le fasi dell’agonia di un suo coetaneo, riverso per strada dopo che con il suo motorino si è schiantato contro un albero.

Imperturbabile di fronte ad una scena drammatica, il ragazzo munito di smartphone ha ripreso l’intera scena in diretta e l’ha postata su Facebook, invece di assisterlo o prodigarsi a chiamare i soccorsi.

“L’ambulanza era già stata chiamata”, così ha provato a giustificarsi il giovane, aggiungendo che “tutto il caso è stato strumentalizzato”. Ma è francamente difficile interpretare in un modo diverso un “gesto incomprensibile, inumano”, come l’ha definito la sindaca di Riccione Renata Tosi.

“Quello che è accaduto la notte di sabato – ha dichiarato la prima cittadina della località romagnola – ha colpito profondamente la comunità riccionese. La morte di un ragazzo di 24 anni è una perdita indicibile, che toglie il fiato. Una tragedia a cui purtroppo ha fatto seguito un gesto folle: ma follia è un termine che va ad attenuare un agire invece freddo, lucido e pronto, quello di un altro giovane che invece di chiamare i soccorsi e fermarsi impietrito davanti ad un dramma immane, la prima cosa che fa senza esitazioni è postarlo sul suo profilo social, alla ricerca di una miserabile visibilità. Vogliamo condannare con sdegno questo voyeurismo estremo e malato che troppo spesso irrompe barbaramente a violentare vite e diritti”. Tosi ha espresso tutta l’indignazione profonda per quanto accaduto. “La procura sta valutando in queste ore se aprire un’inchiesta: siamo pronti fin d’ora a costituirci parte civile, un atto doveroso per un episodio che ha ferito l’intera comunità”.

In effetti è difficile da digerire un “chi mi segue chiami aiuto!” e “c’è sangue, speriamo si salvi”, frasi ad effetto proferite da una persona a dir poco insensibile. Che ha provato goffamente a spiegare l’accaduto, raccontando di essersi fermato con la macchina sul luogo dell’incidente e di essere rimasto “sconvolto, sotto shock”. Poi la voglia irrefrenabile di “condividere il dolore: non cercavo lo scoop ora ho capito di aver sbagliato e chiedo scusa a tutti”, si è impadronita di lui.

Condividere tutto, anche il dolore. Commettendo in certi casi azioni riprovevoli che al momento non sembra che siano così allucinanti. Poi il ragazzo, a freddo, si accorge di averla fatta grossa e assicura che “i video in diretta sono stati tutti cancellati”.

Una risposta capace di placare l’opinione pubblica imbestialita ma non la Polizia Postale, per la quale potrebbero esserci strascichi giudiziari successivamente alla faccenda: la Procura di Rimini ha infatti aperto un’inchiesta (per ora contro ignoti) che ipotizza il reato di pubblicazione di spettacoli osceni (articolo 528 del codice penale). E vedremo, dopo l’accaduto e la sua conclusione, se a qualcuno sarà passata la voglia di smanettare con l’onnipresente smartphone.

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