Lazio: cori razzisti e adesivi antisemiti. Ennesimo assist per la repressione?

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La società biancoceleste: “Pochi sconsiderati, martedì saremo in sinagoga”. La Figc apre un’altra inchiesta, ma come al solito due pesi e due misure

Ci risiamo: dopo la squalifica della nord per gli ululati di Lazio-Sassuolo, i tifosi laziali ci cascano di nuovo. Una piccola frangia del tifo biancoceleste ha imbrattato i vetri della sud con adesivi antisemiti e volantini di cattivo gusto. Ma questa volta c’è un aggravante: questi pseudo-tifosi sono entrati allo stadio sotto lo slogan “We fight racism”. Probabilmente non hanno capito che cosa voleva dire.

Immagini di Anna Frank con la maglietta della Roma e adesivi con su scritto “Romanista frocio”, “Romanista Ebreo” e “Romanista Aronne Piperno” (chiaro riferimento al personaggio di origini ebraiche del Marchese del Grillo). Sono questi i souvenir che i tifosi biancocelesti hanno voluto regalare ai cugini giallorossi dopo la gita in curva sud. Ora la Figc ha aperto un’inchiesta per verificare la responsabilità del club di Lotito, e adesso la Lazio rischia una nuova (e pesantissima) squalifica. La Questura di Roma ha avviato le indagini per far luce sull’accaduto. Nel frattempo, tutti gli adesivi sono stati rimossi dagli addetti alle pulizie in vista della gara di mercoledì che vedrà affrontarsi Roma e Crotone.

Non si tratta più di goliardia, ma di chiare forme di razzismo e omofobia che vanno condannate ad ogni costo. 

Ci sono delle regole e vanno rispettate, ma è anche vero che non si può fare di tutta l’erba un fascio (tanto per rimanere in tema). E non si può “ghettizzare” (sempre per rimanere in tema) una curva di 10mila persone per 20 adesivi. Questa si chiama giustizia sommaria.

E poi ci sono i “grandi giornali”, che sull’onda del perbenismo compulsivo mettono sul patibolo un’intera tifoseria per colpa di quattro scellerati. Ma dove sono tutti questi grandi giornalisti quando la curva sud inneggia cori contro Vincenzo Paparelli? E dove si nasconde la stampa perbenista quando i tifosi juventini ridono sulla Tragedia di Superga? Questa si chiama prostituzione intellettuale.

Nel calcio ci sono tifosi e teppisti, così come nella vita ci sono uomini e animali. E quelli degli adesivi appartengono senz’altro alla seconda categoria. Ma ci sono anche cinquecento tifosi che giovedì scorso sono andati sul lungomare di Nizza ad omaggiare con dei mazzi di fiori le vittime dell’attentato. Dagli spalti dell’Allianz Riviera sono piovute lacrime e applausi, ma sulle pagine dei “grandi giornali” nemmeno un misero trafiletto. Come al solito, due pesi e due misure.

“Ci preoccupa che un numero minutissimo di sconsiderati – riferisce Arturo Diaconale ai microfoni di Radio Radio – possa provocare danni d’immagine e materiali clamorosi a una società che sta facendo ogni massimo sforzo essere al passo coi tempi. Domani alle 12 una delegazione della Lazio, della quale farà parte anche il presidente Claudio Lotito, porterà una corona di fiori alla sinagoga di Roma per ricordare le vittime dell’antisemitismo”.

I tifosi laziali devono crescere. Devono essere loro i primi a condannare questa minoranza di teppisti che infanga ogni giorno il nome della loro società. Così non si fa altro che fornire un ulteriore assist alla repressione. Quella maledetta repressione che col tempo sta levando a tutti i tifosi la voglia di andare allo stadio. 

La squadra sta facendo una stagione strepitosa e i giocatori sono in forma smagliante. Inzaghi sembra il direttore d’orchestra che tutti aspettavano da tempo. Le tribune sono piene e i genitori sono tornati allo stadio con i loro figli. Perchè perdersi per così poco? Non si tratta più di un semplice sfottò o di sana goliardia. Questi episodi non fanno altro che alimentare il falso mito che i tifosi biancocelesti sono più violenti e razzisti degli altri. E una storia nobile come quella della Lazio non merita una considerazione simile.

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