Paradise Papers: anche Apple ha la sua isola segreta

paradise papers

Tim Cook nasconde miliardi nella Manica. Nike invece preferisce le Bermuda. Crescono i sospetti sul ministro di Donald Trump. E intanto arriva la replica di Bono Vox

Nella mappa tracciata dai “Paradise Papers” salta all’occhio la piccola isola¬†di Jersey, nello stretto della manica. E’ uno degli ultimi resti del ducato di Normandia, e¬†dista solo 20 chilometri dalla costa francese. Qui, l’amministratore delegato della¬†Apple¬†Tim Cook¬†avrebbe trasferito negli anni svariati miliardi di dollari.

Ma nel 2013 il noto AD di Apple si era presentato davanti alla Commissione del Senato assicurando i giudici che “Apple non nasconde denaro in qualche isola dei Caraibi”. Certo, questo √® senz’altro vero. Nelle splendide spiagge caraibiche non c’√® alcuna traccia di movimenti sospetti da parte dell’azienda di Cupertino. Ma a settemila chilometri pi√Ļ a ovest, nello stretto della Manica, i giornalisti hanno trovato le tracce del tesoro di Tim Cook. Secondo la BBC – che fa parte del gruppo dei media che a diffuso i 13,4 milioni di documenti – Apple “ha evitato la stretta del 2013 sulle sue controverse pratiche fiscali adottate in Irlanda cercando un altro paradiso fiscale nel mondo. Ha spostato la sussidiaria che detiene un’enorme massa di denaro non tassato a Chanel Island of Jersey”. Ma l’azienda di Cupertino, la societ√† con maggiore capitalizzazione a Wall Street, ha respinto tutte le accuse con un comunicato ufficiale: “Non abbiamo ridotto i pagamenti fiscali in alcun Paese”.

Ma non finisce mica qui. Nei “Papers” si trova di tutto. Una lunga fila di nomi¬†illustri¬†ha costituito delle societ√† offshore nelle isole Bermuda: ci sono i giganti della musica, come Bono Vox degli U2 e Madonna. C’√® il pluricampione di Formula 1 Lewis Hamilton. E in fondo alla lista si trova anche la Nike.

Ma la scossa pi√Ļ pericolosa rimane quella registrata in Gran Bretagna.¬†Secondo l’accusa, la regina Elisabetta avrebbe investito 10 milioni di sterline nelle Isole Cayman e alle Bermuda. “Dovrebbe chiedere subito scusa” ha commentato il leader laburista Jeremy Corbin.¬†Ma¬†un coinvolgimento in prima persona della regina¬†√® piuttosto improbabile. E’ pi√Ļ plausibile che la sovrana d’Inghilterra abbia affidato il suo denaro nelle mani sbagliate. Ma anche questo lo stabiliranno i giudici nelle sedi appropriate.

Occhi puntati anche negli Stati Uniti, in particolare su tre esponenti dell’amministrazione Trump: WIlbur Ross, ex finanziere oggi a capo del Commercio estero; Rex Tillerson, ex amministratore delegato di Exxon e ora Segretario di Stato; e per ultimo Gary Cohn, ex Goldman Sachs e attuale consigliere economico della Casa Bianca. Purtroppo il cerchio √® destinato ancora ad allargarsi. Si parla di altri politici coinvolti anche in Brasile, Argentina e Turchia.

Nel frattempo √® arrivata anche la replica di Bono Vox. Il leader degli U2 ha affermato di essere “completamente disgustato se, anche come investitore di minoranza e passivo, il suo nome potrebbe essere mescolato con qualcosa di poco legale”. Staremo a vedere se Bono Vox, che della lotta alle ingiustizie della terra ha fatto il suo cavallo di battaglia, uscir√† pulito da questa triste vicenda. Ma √® pi√Ļ probabile che rimanga uno dei tanti volti smascherati della loro ipocrisia..

Articoli correlati

*

Top