Calcio: ecco perchè Ventura è solo un capro espiatorio

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Dopo la disfatta di ieri sera con la Svezia le critiche al Ct Ventura non si sono fatte attendere. Ma le responsabilità sono di altri, e lui rappresenta solo uno specchietto per le allodole.

A Milano, dopo lo spareggio valevole per la qualificazione ai mondiali in Russia del 2018, sono andati in scena gli sport nazionali preferiti dagli italiani: quello di trasformarsi in Ct, criticare l’arbitro e dare addosso al selezionatore di turno, in questo caso Ventura.

Un esercizio utile e funzionale a distogliere l’attenzione da chi è il vero responsabile di questa debacle, da chi ha in mano le leve che muovono il calcio italiano e lo stanno traghettando in una fase di declino irreversibile.

In maniera impalpabile ma facilmente verificabile possiamo constatare come dalla vittoria ai mondiali tedeschi del 2006 ad oggi la parabola discendente del pallone nostrano stia procedendo lenta ma inesorabile.

La Serie A ha perso il suo appeal: dal “campionato più bello del mondo” è passato nella zona periferica del palcoscenico occupato dalla Premier League inglese, dalla Liga spagnola e dalla Bundesliga tedesca, e la conseguenza più evidente è che circolano meno soldi, gli sponsor fuggono, i diritti televisivi si deprezzano e la qualità del gioco (causata dall’assenza di Top Players) man mano inevitabilmente cala.

Tolta la Juventus, in Champions League da anni non siamo più protagonisti, e dal 2006 con la Nazionale facciamo una magra figura (eccettuati sporadici episodi in cui l’orgoglio sopperisce ad evidenti carenza tecniche e fisiche).

Prima dominavamo, poi abbiamo cominciato a zoppicare affidandoci alla fortuna ed allo spirito innato di rialzarci dopo essere caduti, risollevandoci all’ultimo momento. Ma ieri sera non è accaduto neanche più questo, perchè i nodi accumulati in più di dieci anni sono venuti al pettine.

E chi più di ogni altro ne ha pagato le conseguenze è stato Ventura, per carità buono a scoprire talenti, a valorizzarli, a formarli, ma scadente come selezionatore e tattico. E’ parso evidente a tutti il suo approccio improntato alla navigazione “a vista”, i suoi tentennamenti e le indecisioni che unite alla totale mancanza di confidenza con il calcio internazionale, alle vittorie (ha una scarsa frequentazione con la parte sinistra della classifica di Serie A) ne hanno comportato un insuccesso così evidente.

Da qui a farlo diventare unico responsabile del tracollo, però, ce ne corre. Tante responsabilità sono sue, ma altrettante vanno addebitate a chi gestisce il calcio italiano, che non ha applicato le doverose contromisure quando ancora le avvisaglie dei problemi non si erano tramutate in un dramma come quello odierno. La palla di neve oggi diventata valanga la conoscevamo già diversi anni fa, ed era costituita da tanti fattori.

In primis c’è il fatto che abbiamo smesso (salvo rare eccezioni) di puntare decisamente verso la valorizzazione dei nostri talenti che giocano nei vivai delle squadre. Tempo fa, contro la proliferazione dei giocatori stranieri in questi contesti si era espresso Arrigo Sacchi, subissato da critiche come se avesse detto una bestemmia. Poi il problema è parso a tutti evidente, dal momento che nelle prime squadre i giocatori italiani rappresentano una quota minoritaria.

Tutti a parlare di questo fenomeno, tutti a proporre dei remedi, ma quasi nessuno è intervenuto fattivamente. E’ passato il tempo ed il selezionatore di turno della Nazionale ha via via avuto sempre meno scelta e non si è potuto affidare ai blocchi (che hanno da sempre fatto la nostra fortuna) presi dalle squadre di club eccetto il BBC (Bonucci, Barzagli, Chiellini, fino allo scorso anno insieme alla Juventus) formato da difensori decisamente over 30.

Ora che fare, quando Ventura presenterà le ovvie dimissioni? Diciamo da subito che non è sottopagato (ha un contratto di 1,5 mln di euro a stagione), quindi si capisce che il problema non è economico. La questione è che invece i grandi allenatori (almento quelli attualmente liberi) non accetteranno mai di bruciarsi, nemmeno per tutto l’oro del mondo, cominciando un avventura che sanno si tradurrà in un suicidio annunciato.

Sanno anche che il guasto è sistemico, e le responsabilità a cui ascriverlo non sono nè dell’allenatore nè tantomeno dei giocatori. Nessuno obbliga con il fucile puntato alla nuca i presidenti dei club ad ingaggiare mediocri giocatori stranieri che infarciscono le nostre rose, e d’altro canto nessuno può proibire la libera circolazione dei calciatori europei ed il loro arrivo nelle nostre squadre. E’ una questione di scelta, di volontà, di strategia a lungo termine e di un investimento per il futuro, quello di puntare su giovani italiani di belle speranze.

La Germania anni fa lo ha fatto, ed oggi ne vediamo gli esiti. L’Italia, fino a questo momento (come d’altronde la classe politica di questo Paese), assolutamente no. E allora tanto vale prendere un’altro Ventura, buono solo a recitare, la prossima volta, la stessa parte del capro espiatorio.

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