Roma: primo licenziamento grazie al “whistleblowing”

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L’applicazione della norma approvata appena una settimana fa è avvenuta nei confronti di una dipendente dell’ufficio anticorruzione del Comune di Roma.

Il “whistleblowing” (azione espressa così in modo poetico, ma in realtà si tratta della cara e vecchia “soffiata”) miete la prima vittima dopo appena una settimana dall’approvazione alla Camera della legge che lo regola e tutela sia nella pubblica amministrazione che nel settore privato.

Ad essere colpita è stata un’impiegata di 50 anni dell’ufficio anticorruzione del Comune di Roma (scoperta a timbrare il cartellino per poi andarsene), e questo grazie alla segnalazione di un collega che ha denunciato l’accaduto nel mese di marzo.

Il suo licenziamento è la diretta conseguenza dell’entrata in vigore della legge che permette di evidenziare il comportamento illecito di un/a collega mantenendo l’anonimato nei confronti dell’accusato/a e la riservatezza dei suoi dati personali, curata dall’Autorità nazionale anti-corruzione e dal Garante per la privacy.

Gli aspetti e le sfumature della legge sono molteplici, il tutto per evitare che di un’arma così potente se ne faccia un uso sbagliato o doloso. Pensate infatti ad un collega che per invidia o antipatia denunci un altro impiegato senza che quest’ultimo abbia commesso alcun illecito: per evitare questo il “whistleblowing” deve per forza essere suffragato da prove certe e verificabili, capaci di inchiodare il dipendente scorretto alla sue responsabilità. Le segnalazioni, dice in sostanza la legge, devono essere fondate, altrimenti le sanzioni saranno nei confronti di chi le ha effettuate “con dolo o colpa grave”.

Un altro aspetto di cui la norma si interessa sono le possibili ritorsioni a cui viene fatto oggetto chi denuncia illeciti in buona fede. Il dirigente o funzionario responsabile di qualsiasi forma di “mobbing” (e cioè sanzioni, demansionamenti, trasferimenti, licenziamenti nei confronti di chi ha effettuato una segnalazione) può essere punito con una sanzione pecuniaria che va da 5 a 30mila euro. Inoltre sanzioni da 10 a 50mila euro sono previste anche per chi non effettua accertamenti per verificare le segnalazioni ricevute. E’ previsto, infine, il reintegro del “segnalante licenziato a motivo della segnalazione”.

Una forma di tutela, ma soprattutto “una norma di civiltà” per Raffaele Cantone, il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, la legge sul “Whistleblowing”. “Chi segnala illeciti di cui è venuto a conoscenza sul luogo di lavoro non può essere lasciato solo, esposto al rischio di minacce – dice Cantone – ritorsioni e perfino di perdere il posto, come a volte è tristemente accaduto. L’Autorità anticorruzione, alla quale la legge demanda gli accertamenti, si attrezzerà per far fronte a questo ulteriore compito”.

Ultima notazione: il fatto che la prima ad incappare in una “soffiata” sia proprio una dipendente dell’ufficio anticorruzione del Comune di Roma sta a significare due cose. La prima è che il marcio si trova ovunque, anche tra chi si prende la responsabilità di giudicare l’onestà degli altri, mentre la seconda è che proprio da quel luogo si inizi decisamente un nuovo corso, che si spera dia un taglio netto a tante prassi che oggi vengono a malapena criticate a parole.

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