Diaconale: “Anna Frank? Due pesi due misure. Siamo una minoranza colpita dal pregiudizio

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Sfottò post-derby: Arturo Diaconale, responsabile della comunicazione biancoceleste, fa il punto sulle immagini di Anna Frank divulgate dai tifosi romanisti

Ci risiamo: sul mondo del pallone torna ad aleggiare lo spettro del razzismo. I supporters giallorossi, dopo la vittoria nel derby di sabato scorso, hanno cominciato a divulgare immagini di Anna Frank per deridere i cugini laziali. Ma questa volta dove si nasconde la stampa indignata e perbenista? Come mai sulle pagine dei “grandi quotidiani” non si è visto neanche un misero trafiletto? E’ sempre la solita storia: due pesi, due misure (vedi qui).

Arturo Diaconale, attraverso il suo editoriale, ha voluto esprimere la sua opinione a riguardo: “Anna Frank sorridente che indossa la maglia della Roma con sopra scritto “A pippe”. Anna Frank allegra che esibisce un taglio di capelli alla Radja Nainggolan. Anna Frank che imita felice Francesco Totti presentandosi in divisa giallorossa con la fatidica scritta “vi ho purgato ancora”.

Non c’è tifoso laziale che non abbia ricevuto da sabato sera ad oggi queste immagini sul proprio telefonino inviategli da qualche amico romanista. E non c’è tifoso romanista che abbia resistito alla tentazione di usare le stesse immagini per applicare un proprio ironico e irridente “guai ai vinti” nei confronti dei laziali in ambasce per la sconfitta nel derby.

C’è un uso strumentale di Anna Frank simile a quello degli adesivi appiccicati in Curva Sud da un gruppetto di tifosi laziali nelle settimane scorse? Pare di no. Perché nessuno si è indignato per il ritorno della vittima dell’Olocausto nelle vicende calcistiche della Capitale. Un conto, si dice, era la goliardata infame del messaggio antisemita contenuto nei 26 adesivi appiccicati da un manipolo di tifosi oltranzisti. Un altro conto è la sana irrisione con cui l’intero popolo giallorosso si compiace per la vittoria nel derby e prende per i fondelli gli sconfitti.

I laziali incassano, magari bofonchiando contro i due pesi e le due misure. E non si indignano o protestano per l’uso comunque strumentale del ricordo della ragazza simbolo dello sterminio degli ebrei. Eppure una ragione di preoccupazione ci sarebbe. Perché l’ondata di “sana irrisione” rivolta ai tanti contrapposta alla “infame goliardata”compiuta da pochi, rischia di alimentare il pregiudizio cavalcato e ripetuto ossessivamente da molti giornali e reti televisive secondo cui lo sberleffo compiuto a mezzo Anna Frank è sacrosanto visto che l’intera tifoseria della Lazio è composta da razzisti e antisemiti irredimibili.

La “sana irrisione”, in sostanza, è sotto sotto una forma subliminale di razzismo alla rovescia. I laziali? Tutti neo-nazisti! E i tifosi biancocelesti di religione ebraica (ce ne sono, ce ne sono)? Sono evidentemente dei kapò.

Naturalmente non si deve esagerare. Anzi, è bene stemperare. Con una risata che però ha comunque una punta di amarezza. La “sana irrisione” può diventare una sorta di polvere sottile che si deposita sulle coscienze. E le avvelena”.

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