Cara Lazio, qualcuno ha deciso che non devi andare in Champions League

lazio

Giacomelli scandaloso. Ieri si è scritta una delle pagine più tristi del calcio italiano. Dopo Lazio-Torino, la serie A ha non può più essere considerata una competizione attendibile

Che nell’aria ci fosse qualcosa di stano i tifosi della Lazio l’avevano capito subito. Anche Olympia lo sapeva. Ed è per questo che ha deciso di prendersi un giorno di ferie e non volare come di consueto. Ha preferito starsene in disparte sul cornicione dell’Olimpico, come se già sapesse quello che stava per accadere.

Lunedi sera, dopo 44 minuti di buon calcio, l’arbitro Giacomelli ha deciso di prendersi la scena e rovinare il campionato della Lazio. Allo scadere della prima frazione di gioco, Immobile entra in aera e serve la palla in mezzo, ma il suo cross viene nettamente deviato dalla mano di Iago Falque. Il direttore di gara fa finta di nulla. Subito dopo Milinkovic recupera il pallone e pesca Immobile in verticale: tiro di prima intenzione che colpisce il palo esterno. Ad azione terminata, l’ex Roma Burdisso urla contro l’attaccante biancoceleste e gli va sotto a brutto muso. Immobile accenna una minima di reazione. Uno stupido gesto che Sinisa Mihajlovic minimizzerà nel post-gara come “un bacio violento”. Ma di una testata neanche l’ombra.

Eppure all’Olimpico cala caos: tra le due squadre si scatena un parapiglia e Giacomelli vuole vederci chiaro. Il direttore di gara mette in bocca il fischietto e indica la Var. I tifosi esultano: quel fallo di mano è troppo netto per non essere fischiato. Invece accade l’impossibile. Il signor Giacomelli rientra in campo ed espelle Ciro Immobile. Rosso diretto e punizione per il Torino. Vergonoso. Il resto della partita (sempre se possa essere definita tale) non vale nemmeno la pena di essere raccontato. Qui da raccontare c’è ben altro.

Ci sarebbe da raccontare l’enorme giro di soldi che c’è dietro questo a sport malato da tempo. Il calcio non è più “l’oppio dei popoli” della domenica pomeriggio. Si dovrebbe parlare di tutti quei paperoni che investono milioni di dollari e che se non vedono fruttare i loro denari potrebbero storcere gli occhi. Si dovrebbe parlare delle banche, degli stadi privati a spese pubbliche (ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale), e di come le compagnie cinesi siano riuscite a rilevare le due squadre di Milano.

Non sia mai. Le prime pagine dei giornali sono destinate esclusivamente alla “Lazio fascista”, alle camicie nere che ogni domenica popolano la curva nord, a Stefano Mauri e al calcio scommesse. Nessuno che parla del furto subito dalla Lazio. I tifosi hanno pagato il biglietto per vedere una partita di pallone, non una squallida messa in scena degna di una fiction in prima serata. Pensavamo di esserci lasciati Calciopoli alle spalle, invece è tutta un’illusione. La Var è un’illusione, e la sua interpretazione un imbroglio. Ma come si fa a prendere una decisione del genere? Come può Di Bello sorvolare sul fallo di mano di Iago Falque? E come può il direttore di gara decidere l’espulsione di Immobile? Ci risiamo: come sempre due pesi due misure.

Certo, “errare umanum est”, ma perseverare è diabolico. Giacomelli è lo stesso che a Genova non ha visto il fallo di mano di Bereszynski sul tiro di Immobile, e che invece lo scorso anno è riuscito a fischiare un fallo di mano a Parolo nonostante il centrocampista laziale avesse il braccio attaccato al corpo. Chi se lo scorda più quel rigore al 94esimo. A questo punto le ipotesi sono due: o Giacomelli è l’arbitro più incompetente che esiste sulla faccia della terra, oppure c’è qualcosa che non torna. Solo una sfortunata serie di errori? Può darsi. Ma se si sommano anche le “sviste arbitrali” delle partite con RomaFiorentina, anche un indigeno della Nuova Guinea arriverebbe alla conclusione che qui gatta ci cova. E’ vero: a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca.

Quello che è successo non può passare inosservato. La Lazio è stata chiaramente indirizzata verso la sconfitta. E, caso strano, proprio nel giorno in cui le altre pretendenti alla Champions League pareggiano tutte quante. Lunedi serà si è scritta una delle pagine più tristi del calcio italiano. Non è una questione di tifo, di pareri o di opinioni. Si tratta di un dato di fatto: dopo questo scempio, la serie A non può più essere considerata una competizione attendibile.

Articoli correlati

*

Top